Un bando che escludeva a prescindere la gestione pubblica delle acque. E una legge regionale, la n.8 del 2008, che mette il Comune con le spalle al muro dal 2015 per l’assegnazione delle concessioni. C’è una giurisprudenza complessa dietro la vicenda che, di fatto, rischia di privare Castellammare dell’opportunità di essere detentrice delle concessioni delle fonti, attualmente in capo alla Regione Campania. La vicenda trae origine dal fallimento della società Terme di Stabia spa nel 2015: per conservare le concessioni il Comune avrebbe dovuto riaprire le Terme dopo 6 mesi. Un evento tanto atteso, ma mai finora neppure sfiorato, tra bandi andati a vuoto, advisor e piani industriali che hanno prodotto poco o nulla, amministrazioni comunali che si sono succedute e proprio sulla questione Terme sono andati a sbattere. E così, quando la Regione Campania ha deciso di emanare il bando per l’affidamento delle concessioni sulle acque per i prossimi 10 anni, la partecipazione del Comune era divenuta pressoché superflua, dato che i requisiti dell’avviso pubblico già escludevano l’ente dalla possibilità di aggiudicarsi la gestione delle fonti. Un dilemma rispetto al quale la stessa Regione aveva comunicato per le vie brevi agli uffici comunali che avrebbe provveduto a rifare il bando con requisiti adeguati per la partecipazione pubblica o che avrebbe persino valutato la convocazione di una conferenza di servizi per procedere all’affidamento diretto delle concessioni al Comune, già detentore della struttura. E proprio su quest’ultimo punto che la matassa si fa più intricata: se le concessioni possono essere affidate soltanto ai privati e la struttura delle Antiche Terme è di proprietà del Comune, come possono intersecarsi le due opzioni? In pratica, il privato dovrebbe prendere accordi congiuntamente con la Regione e con il Comune per consentire agli utenti di usufruire delle fonti, in capo alla Regione, transitando per la struttura, in capo al Comune. Un aspetto che l’amministrazione comunale di recente aveva provato a bypassare, a seguito del tavolo tecnico con il Mise e la Regione Campania per la stesura di un protocollo d’intesa mirato a stabilire i reciproci impegni dei vari enti preposti, al fine di accompagnare i privati negli investimenti da effettuare per il rilancio delle Terme. La gestione pubblica, di fatto, sparisce dai monitor. Ma ai privati sarebbe concessa l’opportunità di bypassare gran parte dell’apparato burocratico relativo alle autorizzazioni e alle concessioni, già incluse all’interno del protocollo. Palazzo Farnese aveva provveduto a realizzare e inoltrare una bozza del protocollo d’intesa il 16 febbraio 2021 al Mise e alla Regione Campania, ma se da un lato il ministero dello Sviluppo Economico ha immediatamente manifestato la sua disponibilità alla firma, dall’altro la Regione ha continuato finora a temporeggiare, lasciando il protocollo nel dimenticatoio. Un atteggiamento che non giova alla ripresa del termalismo a Castellammare, tanto più se si considera che alternative reali da Palazzo Santa Lucia non ne sono mai arrivate. Ed oggi il tema si sposta sulle concessioni delle fonti, mentre la Regione continua a farsi attendere per la firma di un protocollo che potrebbe costituire la via d’uscita ideale dall’impasse attuale e tracciare il percorso per la riapertura delle Terme.
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