Dopo il piano industriale tocca alla delibera salva-Sint. Nella giornata di ieri, al termine di una riunione di maggioranza, la delibera è stata depositata e lunedì sarà sottoposta al parere dei revisori dei conti con la prospettiva di approvarla in occasione del prossimo consiglio comunale, da svolgersi prima del 30 novembre, termine entro il quale il Comune dovrà versare a Mps una rata da 865mila euro sulla scorta della lettera di patronage a garanzia del mutuo che Sint stipulò con la banca. La scelta di posporre la delibera salva-Sint al rilascio del piano industriale della partecipata comunale è un'idea del vicesindaco Daniele Pesenti, che nella sua relazione fa riferimento sia alla scelta di unire Antiche Terme e Nuove Terme sotto un'unica egida sia ai danni che il patrimonio termale ha subito nell'ultimo biennio.
E proprio su questo fronte il dirigente del settore economico-finanziario Antonio Verdoliva ha espresso la necessità di salvare la Sint per non svalutare il patrimonio termale, il cui valore precipiterebbe del 75% qualora la società dovesse essere messa in liquidazione. La vendita di un bene, d'altra parte, deve tener conto del costo di mercato, sulla base delle attuali condizioni in cui esso versa. In base alla perizia del geometra comunale Antonio Silvestro, rilasciata lo scorso 5 luglio, i danni al patrimonio termale ammonterebbero a 10 milioni di euro, esattamente la metà del valore dei beni immobili, stimato in circa 20 milioni di euro. Mettere in liquidazione la Sint vuol dire lasciare il pallino nelle mani del liquidatore, il quale dovrebbe verificare i conti della partecipata comunale e pagare in prima istanza i debiti ai creditori, attualmente stimati in poco meno di 5 milioni di euro. Il valore del patrimonio termale, pertanto, sottraendo i 15 milioni derivanti dalla somma tra il danno patrimoniale e i debiti di Sint, sprofonderebbe da 20 a 5 milioni di euro, riducendosi così del 75%.
Ma i danni, secondo Pesenti, non influiscono sulla tutela della partecipata, dato che le strutture andrebbero ricostruite ex novo in quanto obsolete e le valutazioni andrebbero effettuate per le aree su cui insistono gli immobili piuttosto che sugli immobili stessi. Se i revisori dei conto daranno l'ok, la delibera salva-Sint effettuerà gli ultimi step prima di approdare in consiglio comunale, dove sarà approvato anche il piano industriale da cui dipendono le sorti non solo della Sint, ma anche delle Terme di Stabia. Il piano stilato insieme all'advisor Ri.For.Med. è stato accolto con favore dall'amministrazione comunale, convinta che il bando, da pubblicare a gennaio, possa accogliere gruppi imprenditoriali smaniosi di investire sulle Terme, puntando su un asset produttivo moderno che escluda il termalismo assistenzialista e si concentri sulla nuova frontiera del benessere.
La maggioranza compie così una sterzata decisa rispetto al percorso intrapreso nel primo anno di gestione amministrativa, nel corso del quale ha ritenuto che Antiche e Nuove Terme dovessero essere valorizzate separatamente. «La road map per il rilancio di Sint e il piano industriale sono stati depositati - sottolinea il sindaco Antonio Pannullo -. Ripartiamo col termalismo puntando sul "pacchetto" completo e riunendo Antiche e Nuove Terme. Il piano economico prevede una serie di investimenti finalizzati al pareggio di bilancio per la partecipata comunale. Ma l'asset produttivo, basato sul benessere, sul wellness, sul fitness e su percorsi terapeutici, ci consentirà di incentivare gli imprenditori seri ad investire sulle Terme».
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