Ieri mattina le prime lettere di licenziamento sono state recapitate agli ormai ex lavoratori del complesso del solaro. Ed ora ?
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Terme di Stabia
Recapitate ieri le prime lettere di licenziamento agli ex lavoratori termali. Un missiva annunciata nei giorni scorsi a seguito degli ultimi colloqui tra la curatela fallimentare della Terme di Stabia spa, l'amministrazione comunale e le organizzazioni sindacali, nel corso dei quali - verificato che nessuna soluzione alternativa era stata individuata al fine del mantenimento dei livelli occupazionali - era stata appurata che l'unica strada percorribile rimasta era quella del licenziamento dei 101 lavoratori fissi. Un'alternativa, ed una soluzione, che i sindacati, ovviamente, hanno rigettato e che è proseguita senza la loro condivisione.
Nella lettera di licenziamento, il commissario liquidatore Massimo Sequino, ricordando il percorso intrapreso a seguito della sentenza di fallimento decretata dal tribunale di Torre Annunziata nel marzo scorso - percorso volto ad individuare soluzioni alternative mai trovate - punta il dito contro la Sint e l'amministrazione comunale la cui volontà è stata quella "di rientrare in possesso degli stabilimenti prescindendo da qualsiasi ipotesi di accordo con la conseguenza di porre l'azienda sul mercato privandola dei necessari requisiti di commerciabilità .....". Ed ancora: "E' di tutta evidenza che l'unica opportunità di mantenere i livelli occupazionali risiede nella possibilità per la curatela di procedere ad una divisione dell'azienda, ipotesi che richiede tuttavia di garantire ai potenziali acquirenti la necessaria disponibilità e godimento (ovviamente oneroso) degli stabilimenti".
Il tutto, però, senza nascondere che "allo stato attuale, l'attività risulta ferma da tempo e un eventuale esercizio provvisorio, pur avendo la disponibilità dell'immobile, non costituirebbe una prosecuzione, bensì una vera e propria ripresa ex novo dell'attività , quest'ultima non conciliabile con lo stato di fallimento, attesi gli oneri connessi". Sequino, poi, precisa che ".. il ricorso a soluzioni tampone e temporanee .... si tradurrebbe unicamente in un aggravio di oneri per la procedura ....". Tutto ciò, quindi, "rende impossibile ipotizzare la prosecuzione dei rapporti di lavoro in essere".
Quindi la frase che nessuno vorrebbe mai ascoltare: "Pertanto Ella risulta inclusa tra i lavoratori individuati quali destinatari del provvedimento di recesso ...... comunicarle il recesso - scioglimento dal rapporto di lavoro che, cesserà pertanto ad ogni effetto di legge".
Castellammare, dunque, perde altri 101 posti di lavoro, 101 famiglie a cui viene a mancare il terreno sotto ai piedi. Prima di loro, stessa sorte era toccata ai 100 stagionali. Ricordando poi le vertenze Avis e Fincantieri, il quadro è veramente drammatico.