Clima sempre più teso nello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia, dove le rappresentanze sindacali unitarie (RSU) lanciano un duro attacco alla direzione aziendale accusandola di adottare “metodi intimidatori” nei confronti dei delegati impegnati sui temi della sicurezza.
In un comunicato, le RSU Fiom, Fim e Uilm denunciano che, invece di affrontare le criticità segnalate dai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), l’azienda avrebbe scelto “la strada del confronto muscolare e della ritorsione personale”. Tra le misure contestate, il collocamento forzato in permesso sindacale, che comporterebbe anche una perdita economica per i delegati coinvolti.
Secondo i sindacati, la presenza costante di RSU e RLS nei reparti sarebbe necessaria proprio per sopperire a carenze organizzative, sia sul fronte della prevenzione degli infortuni sia nella gestione della produzione. “Chi oggi mette in discussione i rapporti sindacali – si legge nella nota – dovrebbe piuttosto utilizzare il proprio tempo per migliorare le condizioni di lavoro e consentire ai dipendenti di raggiungere i premi di produzione, come avveniva fino a poco tempo fa”.
Nel mirino delle rappresentanze anche il modello gestionale di una società a partecipazione pubblica, che – sostengono – dovrebbe garantire standard elevati di legalità e responsabilità sociale. “È vergognoso che si utilizzino metodi intimidatori per coprire mancanze in materia di sicurezza”, affermano.
Il nodo centrale resta proprio quello della tutela dei lavoratori. “Chi segnala un pericolo non attacca l’azienda, ma protegge la vita dei colleghi”, sottolineano RSU e RLS, ribadendo che eventuali ritorsioni personali rischiano di lasciare i dipendenti “senza difesa”.
Da qui la richiesta di un cambio di rotta immediato: ripristino delle agibilità sindacali e avvio di un piano concreto per risolvere le problematiche segnalate nei luoghi di lavoro. Le RSU sollevano inoltre interrogativi sul mancato intervento degli enti preposti ai controlli, come l’Ispettorato del lavoro e l’ASL, che – secondo quanto dichiarato – sarebbero già stati informati.
“Non faremo un passo indietro”, concludono i sindacati. “La salute non si baratta. L’intimidazione non ci fermerà”.
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