Il teatrino dell'assurdo inaugura l'insediamento di Am Tecnology-Igiene Urbana, l'Ati che si occuperà per i prossimi cinque anni di gestire il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in città.
Gli operai, infatti, sono stati costretti a lasciare la vecchia sede Multiservizi di via Napoli, dato che la struttura è in vendita e la curatela fallimentare non ha stipulato un nuovo contratto di fitto, motivo per cui i lavoratori devono partire da via Lenze, a Sant'Antonio Abate, per svolgere il regolare servizio di raccolta dei rifiuti a Castellammare.
La nuova ditta, inoltre, ha fatto allestire un container per ospitare gli operai, una struttura inadeguata ad ospitare i dipendenti che devono spogliarsi e fare la doccia al ritorno dalle rispettive zone di competenza. I veicoli utilizzati, d'altra parte, viaggiano a velocità molto ridotta e ogni giorno gli operai sono forzati a muoversi come "pendolari" tra i due Comuni per grantire il servizio di spazzamento nelle varie zone della città.
Va da sé che la percorrenza del tratto, a fronte della velocità ridotta degli automezzi, richiede tempi che si aggirano tra mezz'ora e un'ora, da sottrarre all'orario di lavoro con evidenti ricadute negative sullo svolgimento del servizio.
Ed è così che nella giornata odierna un gruppo di operai ha pensato bene di spogliarsi all'aperto in segno di protesta contro i disagi arrecati dalla situazione in essere. Ciascun lavoratore, tra l'altro, dispone di un armadietto di dimensioni molto ridotte e il container, la cui superficie è di circa 150 metri quadrati, non sembra affatto rispondere alle esigenze dell'utenza.
Considerando, inoltre, gli elevati consumi di carburante per i mezzi di grande portata, la percorrenza del tratto Castellammare-Sant'Antonio Abate richiede una spesa che può arrivare persino a mille euro al giorno, per un totale di circa 30mila euro al mese, una cifra decisamente superiore al costo di un fitto da pagare per un'eventuale struttura individuabile sul territorio stabiese, che consentirebbe anche di sopperire anche agli attuali disagi.
«Vogliamo garanzie affinché i 164 lavoratori possano godere di spogliatoi adeguati e non ci sarà accordo finché non sarà fatta chiarezza su questa vicenda» tuonano i rappresentanti Fiadel.
Ma non è tutto. Manca anche un punto di travaso dei rifiuti tra i mezzi di piccola portata (satellitari) e quelli di grande portata, nonostante la richiesta inoltrata otto giorni fa al Comune di predisporre un'area pubblica per effettuare questo tipo di operazione.
Ed è proprio il disinteresse manifestato da parte dell'amministrazione comunale nei confronti di questa vicenda a preoccupare oltremodo, giacché il passaggio di cantiere è avvenuto in presenza esclusivamente delle due ditte e dei sindacati nonostante fosse evidente la necessità di sbrogliare il nodo dei 10 lavoratori in più da assumere in disaccordo con il capitolato di gara.
L'individuazione della nuova "sede" a Sant'Antonio Abate, inoltre, non è stata minimamente contestata dal sindaco e dai dirigenti del settore Ambiente, preoccupati piuttosto di affrettare i tempi per l'insediamento della nuova impresa senza considerare le criticità in essere.
Vien da chiedersi, infine, che fine abbiano fatto i chip identificativi da applicare alle buste e le guardie ambientali, figure professionali a cui doveva essere affidato il compito di controllare il rispetto della differenziata ed elevare multe ai trasgressori, proclami questi ultimi che per ora non trovano alcun riscontro nei fatti.
Di questo passo, anche gli annunci reiterati da parte dell'amministrazione comunale riguardo all'opportunità di innalzare la soglia della differenziata fino al 65% appaiono fuori luogo, dato che le condizioni attuali sembrano persino peggiori rispetto alla precedente difficoltosa gestione.
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