È trascorso poco meno di un mese dallo scioglimento del consiglio comunale e i commissari hanno iniziato già a portare avanti le prime importanti attività a Palazzo Farnese. Ma intanto Cimmino prepara il ricorso contro la decisione del Consiglio dei Ministri, maturata sulla scorta della relazione prodotta dalla commissione d’accesso durante la sua permanenza presso il Comune di Castellammare di Stabia. All’ex sindaco sono state dedicate diverse pagine del dossier da oltre 150 pagine prodotto dagli 007 della Prefettura, che collegano la sua partecipazione come testimone di nozze al matrimonio di un “componente di una famiglia mafiosa” ad una serie di affidamenti effettuati dai dirigenti di vari settori a ditte riconducibili a quella famiglia. C’è poi la vicenda relativa alla dirigente Mariamaddalena Leone, a cui è stata affidata anche la delega all’avvocatura, per la quale risulterebbe incompatibile, anche se non sarebbero stati riscontrati atti per i quali l’incompatibilità avrebbe influito. Uno scenario rispetto al quale Gaetano Cimmino ritiene ci siano i presupposti per impugnare il provvedimento e mettere a punto il ricorso al Tar nei termini stabiliti dalla legge. La maggior parte dei capi di imputazione inclusi nella relazione, d’altra parte, fanno riferimento alla componente di gestione dell’ente, che riguarda dirigenti, funzionari e dipendenti. Sotto la lente, in particolare, sono finite le fatture liquidate ad un’impresa operante nel cimitero che era stata raggiunta precedentemente da un’interdittiva antimafia. E poi le false e svianti relazioni dei tecnici comunali e degli agenti di polizia municipale in merito ai sopralluoghi nei beni confiscati, definiti irraggiungibili e non occupati, sebbene i carabinieri in seguito avessero certificato la presenza di soggetti e attività riconducibili al clan. Vicende rispetto alle quali potrebbero essere assunti provvedimenti nelle prossime settimane, mentre possibili notizie di reato potrebbero essere state trasmesse alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.