A margine dell'incontro organizzato da Salvatore Vozza e dalla sinistra stabiese presso l'Hotel dei Congressi per discutere delle linee guida da intraprendere per la formazione di una coalizione che prenda le distanze dalle schermaglie e si concentri sui problemi che affliggono Castellammare, Tonino Scala ha definito il filo conduttore che la sinistra dovrà seguire per dare un volto nuovo alla città: «Castellammare è dilaniata dai problemi sin dal 2002, quando Polito concluse la sua esperienza a Palazzo Farnese. Da allora una serie incredibile di dissidi ha messo la città in ginocchio. Oggi, tuttavia, abbiamo l'obbligo di non abbatterci e di guardare avanti mettendo a disposizione le nostre idee per la città. La sinistra dovrà porsi al servizio di un progetto più ampio e affrontare un dibattito che per i prossimi cinque anni insinui un clima di pacificazione atto a mettere da parte l'”io” e lasciare spazio al “noi”. Non vogliamo più essere rappresentati dai soliti consiglieri comunali di professione e nutriamo l'ambizione di costruire un progetto nuovo con esperienze consolidate per dare una scossa alla città. Attualmente non me la sento neppure di parlare di programmi, ma esclusivamente di idee e passione. Affronteremo di sicuro la questione relativa all'urbanistica, dato che abbiamo avuto sin dalla gestione Vozza abbiamo riscontrato forti pressioni sul problema del mattone. Preferiamo fare un passo indietro tutti per consentire alla città di compiere mille passi avanti».
Il referendum abrogativo sulle trivelle si è rivelato un flop e a Castellammare l'astensionismo è stato persino più marcato rispetto al resto del Paese, il che lascerebbe presagire che la tendenza a disertare le urne derivi da un eccesso di sfiducia da parte dell'elettorato nei confronti delle istituzioni: «Non credo che gli stabiesi siano sfiduciati - ha affermato Scala -, piuttosto credo che lo siano per 364 giorni all'anno eccetto il giorno delle amministrative quando il senso civico puntualmente si risveglia. Gli elettori tuttavia di recente sono stati autolesionisti ed hanno votato sempre il peggio. Questa città si accomoda da troppo tempo, ma adesso è arrivato il momento di dire basta all'immobilismo, altrimenti tra vent'anni continueremo a parlare delle stesse problematiche. Abbiamo toccato il fondo, speriamo di non dover continuare a scavare».