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Castellammare - Scafarto a giudizio, il sindaco Cimmino lo difende: «Non si discute»

Nessun passo indietro per il primo cittadino di Castellammare: Scafarto non sarà rimosso dall'incarico

tempo di lettura: 2 min
di Gennaro Esposito
15/12/2018 10:46:17
Castellammare - Scafarto a giudizio, il sindaco Cimmino lo difende: «Non si discute»

Il rinvio a giudizio non cambierà nulla: Gianpaolo Scafarto resterà assessore alla sicurezza e alla legalità del Comune di Castellammare. A confermarlo è il sindaco Gaetano Cimmino che ha allontanato tutti i dubbi delle ultime ore dopo la decisione della Procura di Roma di chiedere il processo per l'ex capitano del Noe. La vicenda che lo riguarda è quella del caso Consip che coinvolgeva la famiglia Renzi (estranea ai fatti) ma che di fatto ha messo nei guai l'ex maggiore stabiese. «L'assessore Scafarto non è in discussione. Le notizie di ieri non vanno a scalfire l'attività che Scafarto sta mettendo in campo in materia di sicurezza, come dimostrano le operazioni condotte per contrastare l'abusivismo commerciale e l'illegalità diffusa in città» ha spiegato Cimmino.

Tutto come prima, quindi. «La vicenda giudiziaria in cui si trova coinvolto è un capitolo della sua vita professionale che nulla ha a che vedere con il suo incarico di assessore, che ho deciso di affidargli per le sue indiscusse capacità nei settori che rientrano tra le sue deleghe. Ho piena fiducia nella giustizia e sono convinto che Scafarto non si lascerà distrarre da questa storia e profonderà un impegno ancora maggiore nell'attività di contrasto all'illegalità in città» ha concluso il primo cittadino di Castellammare.

Nessun commento invece per Scafarto che ha preferito il silenzio dopo la notizia di ieri mattina. L'ex maggiore, che è stato comunque reintegrato dall'arma dei carabinieri grazie ad una sentenza della Cassazione, dovrà rispondere alle accuse relative a tre episodi diversi. L’attuale assessore alla Legalità di Castellammare, secondo la Procura, avrebbe prima rivelato alcune informazioni protette dal segreto d’ufficio e poi depistato le indagini. Nel primo caso, avrebbe fornito gli interrogatori in fase di svolgimento alla direzione del Fatto Quotidiano.  In particolare, avrebbe reso noto le dichiarazioni di Luigi Marroni (amministratore delegato di Consip) e Luigi Ferrara (ex presidente di Consip). In più, per incastrare il padre di Matteo Renzi, Scafarto avrebbe attribuito la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” ad Alfredo Romeo, imprenditore coinvolto nell’inchiesta. In realtà a pronunciare la frase era stato Italo Bocchino. Inoltre, avrebbe cancellato Whatsapp dal cellulare del suo colonnello per complicare il lavoro degli investigatori nella ricerca dei messaggi che si erano scambiati.

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