L’Asl Na3 Sud dispone il trasferimento di un tecnico dal servizio di radiologia dell’ospedale San Leonardo alla Direzione Sanitaria dello stesso con compiti diversi. Per questo, i sindacati sono intervenuti chiedendo l’annullamento urgente del provvedimento.
Il motivo alla base della richiesta dei sindacati è che il trasferimento del tecnico ha «sguarnito di fatto le attività di radiologia di una unità lavorativa, in questo delicato momento assistenziale per l’utenza».
«La disposizione sottoscritta dal Direttore Sanitario Dott. Mauro Muto – scrivono CGIL, UIL, Fials, FSI-USAE e Nursingup - , ha provocato stupore tra gli operatori e addetti alle prestazioni radiologiche. Una unità che lamenta carenze di organico, tanto è vero che lo stesso primario ha richiesto con urgenza e già da tempo ulteriori unità di personale per garantire e assicurare il servizio di radiologia h 24. La preoccupazione dell’utenza per i casi di coronavirus deve trovare nelle istituzioni una guida e un’assistenza sicura, le OO.SS. hanno chiesto misure straordinarie, con reperimento di ulteriore personale sanitario, per il tempo strettamente necessario per arginare l’emergenza e non è consentito distrarre operatori da servizi essenziali. Riscontriamo che il senso di responsabilità non appartiene a tutti, questi provvedimenti che non vogliamo nemmeno commentare, creano solo forti tensioni, in un momento così delicato che sta investendo l’intera popolazione. Ci corre l’obbligo riconoscere la sensibilità della Direzione Strategica dell’azienda, la quale, su una disposizione che sa tanto di clientelare è subito intervenuta, siamo in attesa di una revoca senza se e senza ma, di questo sciagurato e improponibile trasferimento. Ci auguriamo che questo sia solo l’ultimo tentativo goffo e maldestro di questa Direzione Sanitaria, che, dovrebbe interessarsi di altre problematiche, invece di assecondare operazioni assurde e senza senso. Saremo vigili affinché non avvengano più discriminazioni, che, non fanno altro che aumentare lo stato di disagio, disordine e malessere tra gli operatori» hanno concluso.
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