Rischio scioglimento e futuro in bilico. Sarà un gennaio rovente per il Comune di Castellammare di Stabia. È attesa a giorni la decisione del Consiglio dei Ministri in merito all’eventuale scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Il Prefetto inoltrerà la sua proposta al Ministro Luciana Lamorgese, sulla scorta della relazione inviata dalla commissione d’accesso che per 6 mesi ha esaminato gli atti amministrativi dell’ultimo triennio, recuperando anche documenti risalenti al decennio scorso per ricostruire lo scenario dei possibili legami tra criminalità organizzata e politica a Castellammare di Stabia. All’esito di un Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che si è svolto lo scorso 23 dicembre in Prefettura, la linea che sembra filtrare è relativa ad una proposta di scioglimento che potrebbe pervenire al Ministro, che dovrà poi valutare se ci sono i presupposti effettivi per commissariare l’ente per i prossimi 18 mesi. Resta da comprendere se ci sia una “pistola fumante” scoperta dagli ispettori che hanno spulciato gli atti amministrativi a Palazzo Farnese, insediandosi nel periodo di transizione tra la giunta tecnica e quella politica, a seguito dell’ondata di arresti che ha riguardato il clan D’Alessandro nell’ambito dell’inchiesta Domino e di un applauso scomodo in consiglio comunale a seguito del ringraziamento rivolto al padre, condannato 15 anni fa per concorso esterno in associazione camorristica, da parte del presidente del consiglio neoeletto Emanuele D’Apice. La commissione d’accesso ha analizzato soprattutto gli atti relativi alla fase in cui era presente una giunta tecnica, che il sindaco Gaetano Cimmino ha voluto fortemente per avviare una programmazione mirata a realizzare progetti e recuperare fondi per la rigenerazione del tessuto urbano e sociale cittadino. E ad oggi non è emerso ancora quale possa essere il fattore chiave di un eventuale scioglimento, l’atto amministrativo su cui si fonda la possibile infiltrazione camorristica nell’attività dell’ente. Lo scenario sembra diretto versa l’idea di una politica troppo debole da troppi anni, tra maggioranza e opposizione, per governare i processi di rigenerazione del territorio, escludendo la camorra da ogni forma di contatto con la classe politica e con l’ente. Ma intanto un possibile scioglimento rischia di sortire effetti devastanti per il futuro della città, che potrebbe restare priva dell’opportunità più unica che rara di accedere ai fondi del Pnrr, una pioggia di milioni che servirebbero come il pane ad una città che ha bisogno di questa occasione per sollevare la testa e riprendersi il suo ruolo centrale nello scenario regionale e nazionale.
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