Chi vuole investire su Castellammare di Stabia avrà regole certe e tempi certi di intervento. Ma dovrà garantire anche aree pubbliche al servizio dei cittadini. Il principio della “perequazione” sarà il fattore novità introdotto nel Piano Urbanistico Comunale (Puc), che è stato oggetto di confronto stamattina in commissione urbanistica. Un piano che sarà presentato la prossima settimana alle associazioni di categoria e ai professionisti, per ogni eventuale ulteriore contributo alla causa, prima dell’adozione che avverrà in giunta entro la prima metà di febbraio. Da oltre 40 anni il Comune di Castellammare non provvedeva a dotarsi di un nuovo Piano Urbanistico Comunale, che servirà a mettere ordine nei vuoti e nella confusione che a lungo ha regnato sovrana in materia urbanistica, favorendo pertanto le speculazioni da cui sono scaturite numerose inchieste giudiziarie. Regole certe e tempi certi, dunque, ma anche e soprattutto la consapevolezza di dotarsi di uno strumento per ricevere nuove aree pubbliche e servizi direttamente “in regalo” dagli imprenditori e dai privati interessati ad investire sul territorio. Un discorso esteso in particolare al versante di corso Alcide De Gasperi, dove per le aree industriali dismesse è stata espressa a chiare lettere la destinazione del terziario e turistico-ricettivo. Le operazioni di riqualificazione e di trasformazione, comunque, dovranno garantire la tutela e la salvaguardia dei valori architettonici, ambientali, paesaggistici e documentali presenti. Pertanto gli obiettivi possono, in sintesi, essere riferiti a tre politiche principali, già richiamate ed illustrate nel Dos: Castellammare città attrattiva (turistica e commerciale), città vivibile, città sicura, città efficiente. Al Puc, dunque, viene richiesto di declinare la sostenibilità dello sviluppo, assicurando la conservazione delle risorse territoriali uniche e non sostituibili e curando che in ogni trasformazione fisica della città il consumo di alcune risorse sia compensato con l'incremento di altre, producendo un necessario riequilibrio non solo ambientale, ma anche socio-culturale. Una rivoluzione urbanistica, sociale ed anche e soprattutto culturale, per definire gli scenari e le prospettive dello sviluppo di Castellammare, atteso da troppo tempo, per ricostruire ciò che è andato man mano smarrito e proiettarsi verso la città del futuro.
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