Il tema dell'edilizia abusiva da anni ormai è centrale nelle campagne elettorali stabiesi. La questione Varano e la prospettiva, attualmente lontana, di eventuali futuri abbattimenti rappresenta un nodo cruciale da sciogliere per la futura amministrazione, al fine di eludere il celebre vincolo archeologico e definire concretamente le posizioni di tante famiglie che ivi risiedono. Nel corso del dibattito organizzato da Stabia Channel, i candidati si sono espressi sul tema.
Cimmino: «L'abusivismo non riguarda soltanto Varano, ma anche altri quartieri di Castellammare. Dal momento che a Varano è situata l'area archeologica, l'attenzione è ovviamente maggiore. Bisogna intervenire presto perché la questione degli abbattimenti è uno storico serbatoio di voti e di promesse puntualmente disattese. Un tempo esisteva un piano che prevedeva la suddivsione dell'area in una zona rossa, nella parte superiore, e una zona arancio, in quella inferiore. Vogliamo fornire risposte serie e concrete ai cittadini. La Regione Campania non ha potuto inopinatamente accedere al condono del 2003 ed è stata mortificata rispetto alle altre Regioni a causa mancata applicazione della legge. Con l'onorevole Sarro abbiamo proposto un'iniziativa atta a verificare la cronologia degli abbattimenti, distinguendo gli abusi effettuati dalla camorra rispetto a quelli di prima necessità. Per Varano occorre insediare un tavolo tecnico con la Soprintendenza per trattare con chiarezza la vicenda e produrre una documentazione firmata e sottoscritta dalla stessa. Vorrei ricordare, infine, che il Pd ha bocciato la proposta di legge sull'ordinarietà degli abbattimenti, i quali avverranno senza un ordine cronologico né giustizia sociale».
Amato: «L'abusivismo è conseguenza di alcune pratiche politiche e non può essere eliminato da chi lo ha creato. L'abbattimento scriteriato non è una soluzione. Il Movimento 5 Stelle ha proposto di sequestrare il bene e affittarlo agli inquilini che risiedevano in quell'abitazione al fine di tutelare le famiglie. Varano è un bene da mettere a reddito perché può generare profitti enormi. Solo quando il bene avrà maturato un introito importante, si potrà pianificare un accordo con i residenti in un contesto che avrà già iniziato a funzionare in maniera molto più produttiva rispetto ad oggi».
Pannullo: «In relazione a Varano, ci sono attualmente 243 istanze di condono relative probabilmente a 150 immobili, tenendo conto dell'accorpamento delle particelle. Bisogna tener conto poi dei vincoli archeologici e delle eventuali sanatorie sfruttando strumenti come i georadar per evincere se determinate abitazioni insistono o meno sul bene archeologico. Laddove il vincolo è insanabile, l'edificio va abbattuto. De Luca in tal senso si è dichiarato contrario agli abbattimenti tout court, per ragioni sia sociali che economiche. Ogni alternativa valida sarà vagliata, purché la querelle non si trascini ancora a lungo».
Vozza: «Ricordo intere generazioni di consiglieri che hanno impostato la campagna elettorale su abusivismo e condono, affermando inizialmente che ogni soluzione fosse praticabile per poi scappare via senza risolvere nulla. La Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità del diverso trattamento del regime sanatorio per violazioni paesaggistiche, il che apre una nuova disciplina e introduce un elemento di novità in quest'ambito. Da sindaco ho sostenuto che non si può pensare di abbattere tutto quello che è stato costruito abusivamente, perché l'effetto sarebbe peggiore di quello di un terremoto in ragione dei grandi costi legati anche allo smaltimento dei materiali e della tutela delle famiglie che resterebbero senza un tetto sulla testa. Va affrontato poi il tema urbanistico. Dovremo adeguare il piano regolatore al Puc per definire i comparti, distinguendo tra le zone con vincolo archeologico o con dissesto idrogeologico dalle periferie che non hanno questi problemi. La Soprintendenza ha posto un vincolo ampio su Varano. Ha ancora senso? Io sarei propenso a ridiscuterlo per aprire a svariate soluzioni e optare anche per eventuali acquisizioni degli edifici a patrimonio pubblico piuttosto che per gli abbattimenti».