La vicenda di Castellammare di Stabia diventa, nelle parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il simbolo di un problema che attraversa i territori e che non può essere confinato alla sola Campania. A Sorrento, durante la tappa del format “Bar Italia” organizzato da Fratelli d’Italia, il ministro interviene sugli scioglimenti dei Comuni per infiltrazioni mafiose e richiama la politica a una responsabilità più ampia.
“Non succede solo in Campania. C’è il ripetersi, nel giro di poco, dei meccanismi degli scioglimenti. Questi fenomeni di condizionamento sono profondi, contaminano le strutture amministrative, ma la politica può fare molto e deve fare di più, prendendo atto che non esistono isole felici”.
Un passaggio che arriva mentre Castellammare di Stabia attraversa una nuova fase commissariale, dopo il provvedimento di sospensione degli organi elettivi adottato a luglio in attesa del perfezionamento dell’iter di scioglimento. Il nome della città torna così al centro del ragionamento del titolare del Viminale, che invita a non considerare gli scioglimenti come vicende isolate.
“Qualcuno - aggiunge - mettendosi su uno scranno morale, ha ritenuto di essere immune da questo fenomeno, invece così non è”.
Poi il riferimento diretto a Castellammare e agli altri Comuni finiti sotto osservazione. Piantedosi sottolinea che dietro i provvedimenti amministrativi restano comunità e territori che non possono essere identificati con lo stigma delle infiltrazioni.
"Quel Comune, insieme ad altri, e altri ancora che sono sotto esame, sono luoghi molto nobili, che non meritano questo stigma. Noi cerchiamo di valorizzare il ruolo sussidiario che può avere lo Stato nel cercare di bonificare ma l’azione deve essere portata avanti anche a livello culturale e politico. Non può bastare lo Stato a bonificare qualcosa che deve essere bonificato dal punto di vista della cultura politica e delle istituzioni”.
È questo, dunque, il punto sul quale il ministro sposta il discorso: lo Stato può intervenire, commissariare e accompagnare i territori fuori dalle situazioni di condizionamento, ma la risposta non può esaurirsi negli strumenti straordinari. Serve, nella lettura di Piantedosi, una responsabilità che coinvolga direttamente la politica e le istituzioni, insieme alla capacità delle comunità di reagire.
Per Castellammare, intanto, si apre una nuova fase amministrativa. E nelle parole pronunciate a Sorrento il caso stabiese viene inserito in un quadro più ampio, nel quale nessun territorio può considerarsi definitivamente al riparo e la prevenzione del condizionamento mafioso passa anche dalla qualità della politica e delle istituzioni.
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