«A poco meno di due mesi dalle elezioni amministrative devo con amarezza registrare ancora una volta il totale immobilismo del partito democratico e la mancanza di volontà nel dirimere le controversie interne e le questioni relative a vicende di estrema attualità». Così Umberto Ostieri, il primo ad avanzare una candidatura a sindaco a Castellammare di Stabia e primo fautore dello svolgimento delle primarie del PD.
In realtà si era capito sin dalle prime battute che il partito non era propenso allo svolgimento delle primarie, preferendo calare dall'alto il nome del candidato sindaco. Una decisione maturata alla luce delle forti divisioni interne al locale circolo dem. Divisioni che nè Carpentieri prima, nè Migliore poi sono riusciti a dirimere. Anzi. Le tensioni e le divergenze sono sfociate negli ultimi giorni in aggressioni fisiche.
«Neanche l'intervento di dirigenti esperti e di spessore del partito democratico e' servito ad individuare soluzioni adeguate a fuoriuscire dalla palude politica nella quale è finito il partito locale - ammette Ostieri - Tale posizionamento ha contribuito a rendere ancor di più il quadro politico attuale caotico e per certi aspetti deprimente. In politica non bisogna dire mai "io lo avevo detto". Tuttavia, lo svolgimento delle primarie avrebbe consentito, attraverso il dialogo ed il confronto democratico tra le varie anime del partito, di ragionare su progetti concreti nonchè su idee di sviluppo e di rinnovamento per la città che ciascun candidato avrebbe potuto sottoporre ai cittadini per la relativa valutazione. Tutto questo non è avvenuto, si è continuato ad assumere posizioni di sterili tatticismi politici senza alcun beneficio per lo sviluppo programmatico della nostra città. Bisogna, invece, dare atto che le forze civiche centriste e moderate hanno sino ad oggi dimostrato, con grande senso di responsabilità, di essere capaci di riunire tutte le energie intorno ad un tavolo, mettendo al centro del progetto la ricerca di punti programmatici comuni e abbandonando i personalismi e le logiche di partito. Lo ribadisco per l'ennesima volta: in questo momento è necessario porre la città al centro del progetto di governo». Affermazioni, quest'ultime, che potrebbero aprire la porta al primo deflusso di esponenti del PD verso l'area civica. Democratico che, come abbiamo anticipato in anteprima giovedì sera, potrebbero decidere di ritirare il simbolo del partito dalla competizione elettorale, salvo poi, subito dopo la formazione di governo, iniziare il percorso di ricostruzione del partito (l'ennesimo) parendo dal congresso cittadino, annunciato ma mai organizzato.