La Segretaria regionale PD, per l’ennesima volta, snobba Castellammare, scegliendo di non scegliere. Ancora tutto fermo sul fronte del candidato sindaco democratico e, soprattutto, nessuna scelta sulla linea da tenere rispetto alle diverse fazioni in campo che dividono, in maniera ormai irreversibile, il locale partito.
Per questo, l’ex capogruppo del PD, Michele Migliardi, ha deciso di scrivere una seconda lettera nel giro di pochi giorni al premier Matteo Renzi e a tutti i componenti la Segreteria Regionale.
All’indomani del nuovo “nulla di fatto”, Migliardi etichetta questa giornata come quella della «delusione e della tristezza. Delusione per l’ennesimo, improvvido nulla di fatto sulla scelta del candidato alla carica di Sindaco. Tristezza per il dilatarsi delle tristi vicende che, in una Città considerata strategica, come Castellammare di Stabia, stanno deturpando sia l’immagine del Partito che quella, personale e politica, di tutti i suoi esponenti, di ogni ordine e grado».
«Sentire parlare o leggere sui giornali di coloro che hanno posizioni di rappresentanza del Partito come Pezzi da novanta , come Capi bastone o come Compagni di merende di questo o quello non è né piacevole, né tollerabile – prosegue Migliardi nella sua lettera - Sentire parlare o leggere sui giornali di coloro che rappresentano la base e l’ossatura del Partito come una massa indistinta di portaborse incline ad una lucrosa sudditanza è come avere una mazzata in testa. Non ci sto a questa mistificazione della verità e mentre non mi rivedo in nessuno dei tanti giudizi, sommari e strumentali come quelli di cui sopra, ritengo di potere ancora sostenere , per conoscenza diretta e indiretta, che l’assetto rappresentativo regionale del Partito Democratico è formato da persone di provata capacità politica. Nello stesso tempo non posso fare a meno di ripetere: BASTA! Si smetta di fare melina per consentire alla stanchezza di avere il sopravvento sulla lucidità della ragione. Si smentisca l’aberrante ipotesi che per chiudere la partita senza che ci siano né vinti né vincitori la prossima competizione elettorale passerebbe a fare storia come quella disputata con in panchina il simbolo del Partito Democratico. A questo punto mi sia consentito di dire, con il dovuto rispetto per ogni altrui competenza, che la Democrazia è un’altra cosa; e che non è tollerabile l’inosservanza delle sue regole tra cui quella che, una volta esaurito il confronto, nelle sue forme più ampie e non dispersive, come quelle in atto, si passi alle scelte con chi ci sta, cioè con la maggioranza. Sul diniego o sul rispetto di questa ineludibile regola si vedrà come, nella prossima riunione della Segreteria Regionale, annunziata per domani, sarà vissuto il momento della responsabilità e della risposta da dare all’intero Partito e ai suoi militanti, alle altre Forze politiche e alla Città».
Ed è appunto per domani che è attesa la fumata bianca. Domani la Segreteria Regionale dovrà, per forza di cose, uscire dall’impasse in cui è piombata da mesi, senza riuscire a trovare una soluzione per riportare unità del circolo stabiese. I nomi sono sempre gli stessi: Mormone, Di Nardo, Di Martino e Pannullo. L’alternativa, che Migliardi chiede di non prendere in esame, è quella di ritirare il simbolo dalla competizione elettorale. Ma ormai tutto può accadere nel PD.