Il day after delle politiche - che hanno visto il plebiscito del Movimento 5 Stelle che conferma anche nel comprensorio stabiese i dati positivi di tutto il Meridione – è amaro, amarissimo, soprattutto per il Partito Democratico. Ed è già tempo di bilanci, di prese di responsabilità e decisioni da prendere. Lo ha fatto il segretario nazionale dei democratici, Matteo Renzi, che ha annunciato le sue prossime dimissioni “non appena il nuovo Governo si insedierà”.
A Castellammare la faccenda è molto più complicata. Ci sono tanti PD, ognuno che punta il dito contro l’altro. Nessuno si prendere la responsabilità della debacle, nessuno si dimette, nessuno fa un passo indietro. Anzi. Ci sono persino sospetti, fondati, che qualcuno del PD abbia fatto votare la Pisacane.
Il segretario cittadino, Nicola Corrado, ieri pomeriggio ci ha anticipato che “ci sarà una vera e propria rivoluzione” nel PD locale, non mancando di sottolineare che “per due anni è mancato il partito, che non aveva neanche una direzione. Rinunciare ad una segreteria per tanto tempo è stato un errore”. Quindi la netta presa di posizione: “Sarò segretario fino in fondo”. Tradotto: mie saranno le scelte, anche sul candidato sindaco e sulla coalizione.
Una rivoluzione è anche quella che chiede Antonio Pannullo. L’ex sindaco di Castellammare di Stabia sembra essere di idee diametralmente opposte a Corrado. Pur ammettendo che “la debacle elettorale del PD non ha confini ed è senza mezzi termini”, l’ex primo cittadino sembra voler prendere le distanze dal segretario del suo Partito. “Le analisi e tutte le discussioni, comprese le lucubrazioni mentali di qualche vecchio arnese della politica locale - al netto dell’età - sono le medesime litanie di anni ed anni. Scientemente, durante la mia amministrazione, ho tenuto fuori questi personaggi. Il tema vero è la credibilità della classe dirigente su tutti i livelli. Queste elezioni ci insegnano che alcune parole vanno archiviate, come ‘equilibrio’, ‘unità a tutti i costi’, e ‘anime del partito ormai esanimi’. Tutto desueto linguaggio”. Un attacco che, a leggere tra le righe, sembra andare anche contro la stessa segreteria provinciale del partito. Tutto ciò confermando che “io vado avanti per continuare un progetto di discontinuità con chi già ha fatto danni dentro e fuori il PD”. Pannullo, dunque, conferma quanto aveva dichiarato subito dopo la sfiducia dei 14 consiglieri comunali che aveva messo la parola fine alla sua consiliatura. Va avanti, si ripresenterà agli stabiesi come candidato sindaco del PD. Si, ma di quale PD ci si potrebbe chiedere, a questo punto. “Chi sta con me lo scelgo io” precisa Pannullo, chiarendo come la lista del PD a sostegno del candidato sindaco sarà formata da nomi a lui graditi. Vuole essere lui il candidato sindaco dem alle prossime elezioni. Candidato “con le mani libere”. Una presa di posizione che cozza nettamente con quella di Corrado che, da segretario del locale circolo dem, ha sin da subito avocato a sé questa prerogativa. Ma non è tutto. E’ chiaro come Pannullo non abbia alcuna intenzione di riformare una coalizione insieme a chi l’ha mandato a casa, né tantomeno accetta un qualsivoglia mediazione in tal senso. Ormai i rapporti sono lesi, irrimediabilmente. Un’altra presa di posizione in netto contrasto con quella di Corrado che, in alcune sue dichiarazioni, sembra aver aperto alla possibilità di dialogo con Area Civica.
Insomma, la batosta elettorale non sembra aver messo fine alle lotte intestine tra i democratici. Archiviate le politiche si apre così il lungo e tormentato percorso che condurrà gli stabiesi ad eleggere il nuovo sindaco, il terzo in 5 anni.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.