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Castellammare - Pannullo: «Carpentieri si dimetta»

L'ex capogruppo del PD dell'era Bobbio lancia il suo guanto di sfida nella prossima battaglia per la leadership del PD e del centro sinistra.

tempo di lettura: 5 min
07/11/2015 09:51:05
Castellammare - Pannullo: «Carpentieri si dimetta»

Antonio Pannullo

La guerra all'interno del PD senza esclusioni di colpi e' cominciata. È di stamane l'attacco sferrato da Toni Pannullo. L'ex capogruppo del PD dell'era Bobbio getta il cuore oltre l'ostacolo e chiede le dimissioni di Carpentieri e che altri gestiscano la prossima campagna elettorale. Non vi è chi non veda in questa nota di Pannullo il suo guanto di sfida nella prossima battaglia per la leadership del PD e del centro sinistra.

Ecco il testo integrale che riceviamo e pubblichiamo :
Eletto Segretario provinciale, nominato Commissario cittadino, adesso Capobastone. Così ci ritroviamo Venanzio Carpentieri da Melito, uno e trino. Con la sua ultima uscita, il buon commissario Carpentieri dimostra per la ennesima volta la sua inadeguatezza e incapacità a reggere una dialettica così dura, aspra all'interno del PD stabiese. Invece di dar conto del suo fallimento, in uno al Sindaco Cuomo, il prodigo Carpentieri continua a non rispondere e veste i panni del tifoso. Un arbitro di parte, un capo corrente che sfugge agli interrogativi politici che abbiamo sempre posto. Gli interrogativi senza risposte cui allude sono altri.
Che risponde Carpentieri ad una apertura della compagnie di governo cittadino a quelle stesse forze che erano state contigue alla passata amministrazione di centro destra, oggi attenzionatadalla magistratura.
Che risponde Carpentieri della elezione in commissioni beni ambientali di due ex assessori della passata amministrazione grazie al voto decisivo di Cuomo e dei suoi sodali.
Che risponde Carpentieri della assenza di dialettica interna in un partito uscito vincitore dalle elezioni ma mortificato da Cuomo sull'altare del suo ego-centrismo e la sua autoreferenziaità.
Che risponde Carpentieri rispetto ad una gestione dell'affaire Terme che ha condotto ad un deprecabile e disastroso fallimento del patrimonio maggiormente identificativo della citta.
Che risponde Carpentieri delle azioni di responsabilità che una manina, invisibile ma non troppo, ha fermatocome testimonia una accesa seduta consiliare dello scorso aprile.
Che risponde Carpentieri della vicenda rifiuti che ha devastato la nostra città consegnandola nella mani di una società inadeguata per le necessità e le esigenze di Castellammare.
Che risponde Carpentieri della richiesta più volte sollecitata di un #cambiopasso dell'amministrazione rinchiusa nel suo fortino, scollata e distante dalle istanze dei cittadini che ha costituito il presupposto del successivo #voltarepagina.
Che risponde Carpentieri dell'assoluto disprezzo con cui lui e Cuomo si sono rapportati con le altre forze politiche di centro sinistra, utili e necessarie in campagna elettorale e successivamente irriguardosamente sbeffeggiate e mai ascoltate.
Che risponde Carpentieri della incapacità del destituito governo cittadino ad affermare una idea, un disegno di città capace di programmare e guardare aifuturo delle nuove generazioni.
Che risponde Carpentieri rispetto alla esclusiva responsabilità del Sindaco uscente di aver fatto smarrire e scomparire il senso di comunità e la credibilità politica del PD stabiese che a fatica negli anni scorsi si era ricostruito grazie al proficuo lavoro in particolare di uno sparuto ma quanto mai agguerrito e coraggioso gruppo consiliare.
Che risponde Carpentieri della insensibilità politica rispetto al grido di allarme di una città abbandonata al proprio destino, come testimonia la ultima disastrosa vicenda della gestione dei lavori in villa comunale.
Sono queste ed altre le risposte che ci aspettavamo.Per oltre un anno abbiamo atteso risposte nel silenzio assoluto per oltre un anno abbiamo alzato la voce in un assordante mutismo. Il vero sconfitto di questa vicenda all'interno del PD è proprio lui, il fido Carpentieri, uno e trino. Il suo intervento ha segnato la pietra tombale di un percorso in grado di salvare e salvaguardare l'esperienza amministrativa.
In un partito che si rispetti il commissario avrebbe dovuto dimettersi.
In un partito che si rispetti si sarebbe dovuto prendere atto del fallimento del suo operato.
In un partito che si rispetti gli si dovrebbe sottrarre la facoltà di gestire la ventura campagna elettorale nella, mai insperata, speranza di recuperare un rapporto con la città, con le forze politiche e sociali dissipato dall' esperienza Cuomo.
Il momento del tatticismo, della strategia non ci appartiene. La priorità è mettere in campo una seria ed affidabile proposta politica in grado affrontare i temi dello sviluppo e della rinascita di questa città. Avremmo voluto confrontarci sul futuro di Terme e dei suoi lavoratori, della rinnovata mission del cantiere navale, dell'intervento urbanistico sulle aree produttive dismesse e sul centro antico, sulla sicurezza in città divenuta terra di nessuno e su altri temi ancora. Il segretario – commissario, invece, da perfetto capobastone ha solo cercato di proteggere il suo orticello. Ritorni al suo impegno provinciale, ritorni al suo ruolo di Sindaco nella sua città, rimetta il suo mandato.
Buttare la croce sui quattro consiglieri, colpevoli di aver dato ascolto alla città, firmatari di un atto politicoprima ancora che notarile, è davvero inaccettabile. In analoga vicenda ben altri si sono espressi con la efficacia propria di un laeder a tutto tondo “Quando uno se ne va dovrebbe spiegare cosa ha fatto, quali risultati ha ottenuto, perché ha perso la maggioranza. I politici si dividono in capaci e incapaci. Non c’è disonestà intellettuale più grande di chi inventa congiure di palazzo per nascondere i propri fallimenti Se la maggioranza dei tuoi consiglieri ti manda a casa, non si chiama congiura: è la democrazia, bellezza”. [cit. Matteo Renzi. I
Affidiamo queste sintetiche riflessioni al segretario regionale ed ai vertici nazionali del PD. Se altri hanno deciso di abbandonare, noi non ci stiamo. Non abbandoneremo il partito che abbiamo contribuito a fondare, non abbandoneremo il nostro campo che altri hanno impropriamente occupato, non abbandoneremo il PD, non abbandoneremo l'idea di ricostruire con diverse, altre e rinnovate energie una proposta capace di intercettare il consenso della città. Noi pensiamo di vincere.
Restituiremo ai cittadini “una ragione per crederci”. Ma tutto questo non potrà avvenire sull'altare di una fittizia unità, di un unanimismo anacronistico che i cittadini di Castellammare, ormai sfiduciati e refrattari a manfrine e pastrocchi, non capirebbero anzi, per dirla tutta, condannerebbero impietosamente.

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