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Castellammare - Ormai senza lavoro i 32 dipendenti della CIL scrivono a mons. Alfano

Chiedono «una Santa Messa nella nostra struttura. Unico modo per avere la consapevolezza che non siamo soli e che almeno Dio non ci ha abbandonati.

tempo di lettura: 2 min
15/02/2020 12:53:44
Castellammare - Ormai senza lavoro i 32 dipendenti della CIL scrivono a mons. Alfano

Senza lavoro dopo la revoca della concessione decisa dalla Parmalat, i 32 dipendenti della CIL di via Napoli si appellano anche all'Arcivescovo della diocesi Sorrento-Castellammare- Dopo aver incontrato il sindaco Gaetano Cimmino, questa volta i lavoratori hanno scritto a mons. Francesco Alfano per chiedere un intervento che possa evitare che 32 famiglie finscano per perdere il proprio reddito.

Di seguito il testo della missiva:

Eccellenza Reverendissima,
Ci rivolgiamo a Lei, guida spirituale della nostra comunità, alla luce del grave disagio provocato dalla revoca della concessione per la vendita dei prodotti PARMALAT alla nostra azienda. In poche ore la nostra storia personale e lavorativa è stata stravolta senza una motivazione che ci riguardasse direttamente. Ci siamo trovati repentinamente in una condizione di rischio del nostro posto di lavoro, rischio che riteniamo assolutamente ingiustificato dato che abbiamo quotidianamente svolto il nostro servizio nel rispetto dell’azienda. Lo abbiamo fatto con dedizione, impegno e correttezza nei confronti dell’azienda ma soprattutto nei confronti dei clienti Parmalat. Siamo in 39 e questo non è solo un numero. Con noi ci sono le nostre mogli, i nostri figli, i nostri amici e i nostri parenti. Ognuno di noi ha la sua storia personale e lavorativa che, in poche ore, è stata avvolta dalla precarietà a seguito di una decisione assunta dai vertici Parmalat, che per anni abbiamo onorato con il nostro servizio. Siamo consapevoli che Lei è al corrente della nostra situazione e che la segue con attenzione. Vorremmo raccontarLe tutte le nostre storie personali. C’è chi ha moglie e dei figli, chi, giovane, ha intenzione di sposarsi e creare una famiglia. Anni fa abbiamo deciso di restare in questa terra bellissima, far crescere qui i nostri figli e restare qui con la nostra famiglia. Ci sentiamo persi. Senza il lavoro e senza prospettive per il futuro viene meno ogni speranza. Un dramma che mai avremmo immaginato e voluto vivere. La mattina, quando arriviamo in azienda, ad aspettarci c’è un capannone vuoto senza prodotti da vendere. Un contenitore di cemento che ci è stato svuotato per motivi che, e lo ribadiamo, non ci riguardano. Perché noi il nostro lavoro l’abbiamo sempre fatto e fatto bene. Lo dimostrano i nostri risultati cresciuti con il passare degli anni. Eccellenza Reverendissima, Le chiediamo di celebrare con noi, con le nostre famiglie, i nostri figli e con i nostri parenti, una Santa Messa nella nostra struttura, è l’unico modo, ascoltando le parole di conforto del nostro Vescovo, avere la consapevolezza che non siamo soli e che almeno Dio non ci ha abbandonati.

Intanto continua il silenzio della politica locale su tale vicenda.

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