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Castellammare - «Non c'è niente di eroico nel morire a 24 anni»

Corrado(PD): «Dobbiamo “reclutare” questi ragazzi, appassionare loro ad un’altra vita con la scoperta della cultura quale irrinunciabile strumento di emancipazione e liberazione dell’uomo».

tempo di lettura: 2 min
12/03/2024 09:03:39
Castellammare - «Non c'è niente di eroico nel morire a 24 anni»

«Ho letto con preoccupazione la notizia della “orgogliosa” cerimonia celebrativa del trigesimo della scomparsa di Alfonso Fontana, un ragazzo di soli 24 anni, ucciso il 7 febbraio in un agguato di camorra. Questa vicenda ci deve fare riflettere sul fenomeno criminale nel suo risvolto sociale e cioè nel considerare la camorra come un organismo vivente e legittimato, portatore di un sistema di “valori” e di un sentimento di “appartenenza” diffusi in pezzi significativi del nostro tessuto di comunità». Così Nicola Corrado del Partito Democratico.
«Questa cruda riflessione – prosegue Corrado - è necessaria per comprendere che il contrasto alle mafie non può avvenire solo sul terreno repressivo, nell’esercizio della pretesa punitiva dello Stato nei confronti dei clan. Davanti abbiamo qualcosa di più profondo, più complicato, più pericoloso: la camorra è un soggetto “politico” nel senso proprio del vocabolo di origine greca e cioè connesso con i motivi o le vicende della vita pubblica. Un partito “politico”, con i “suoi militanti”, i suoi “miti”, i “suoi eroi” e la “sua propaganda”. È caduto “uno di loro”, in una guerra che non si dichiara ma che si combatte ogni giorno per affermare il controllo del territorio, di un quartiere, di una strada, di un vicolo. Questa sporca guerra è combattuta da giovani, da giovanissimi che non conoscono Giancarlo Siani ma citano a memoria Raffaele Cutolo nel Camorrista, Al Pacino in Scarface, Totò Riina nel capo dei capi, pronti a idolatrare Pablo Escobar o il Chapo Guzman. Questi giovani, pieni di vita e di forza, sono il manifesto della nostra sconfitta che si misura sul piano dei valori, dei riferimenti culturali, della sacralità della vita».
Riflessioni che portano Corrado a pensare che «la guerra che dobbiamo combattere e vincere contro la camorra deve partire da qui, noi dobbiamo “reclutare” questi ragazzi, appassionare loro ad un’altra vita con la scoperta della cultura quale irrinunciabile strumento di emancipazione e liberazione dell’uomo, con la costruzione paziente di una prospettiva di lavoro. Dobbiamo parlare con loro e dire che la camorra è solo Morte e dolore e che non c’è niente di eroico nel morire a 24 anni» ha concluso.

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