Lavori ancora fermi in villa comunale. All’orizzonte per gli stabiesi si profila ancora un’estate senza passeggiate in riva al mare. Una tragedia per Castellammare di Stabia, per i cittadini ed i commercianti. Tecnici comunali, ditta appaltatrice e società validatrice sono ancora alle prese con le scartoffie: variazioni, computi metrici, cronoprogramma: ed intanto il tempo passa, i fondi PIU Europa sono persi e la villa comunale resta inutilizzabile. Sarebbe interessante sentire l’opinione del governatore della Regione Campania in proposito, lui che a Salerno ha rilanciato un lungomare molto simile a quello stabiese.
L’opinione degli stabiesi invece è chiara. Il sondaggio che abbiamo lanciato alcuni giorni fa ha dato un risultato schiacciante ed inconfutabile: questi lavori non andavano fatti, non erano necessari. C’era solo una parte che andava rifatta, quella con la pavimentazione in tufo. Manco a farlo apposta proprio questa parte è stata una di quelle rifatte più di recente.
Gli stabiesi sono ormai sono allo stremo, rivogliono la loro villa comunale. Ed ecco che dai social viene lanciata una singolare proposta, un’azione di protesta che farà certamente balzare dalle sedie i politici: la villa comunale non sarà pronta per fine maggio? E noi non andremo a votare. No villa, no voto dunque. E se a questo si somma la sfiducia che negli ultimi anni ha allontanato sempre più la gente dalla politica, quest’azione potrebbe dare il colpo di grazia ad una classe dirigente che si è dimostrata incapace di governare Castellammare.
A nulla serve presentare programmi di cento pagine, con tanti bei progetti ed idee, se poi non si ha la capacità di portarli avanti e, soprattutto, concluderli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Con l’amministrazione Vozza si realizzarono Marina di Stabia ed il Crowne Plaza. Dovevano portare lavoro e turismo alla città. Sono oggi cattedrali nel deserto. Fu abbattuto il muro del porto antico: “il porto si apre alla città” fu lo slogan. Oggi sul porto non ci si può più andare nemmeno a pescare.
Con Bobbio furono abbattuti gli chalet per ricostruirne dei nuovi, gestiti nella legalità. Oggi al loro posto ci sono auto parcheggiate. Fu portata avanti la fusione tra Multiservizi e Asam, la partecipata comunale è fallita, con i risvolti giudiziari che oggi tutti conosciamo.
Con Cuomo si sarebbero dovute risanare le casse comunali: oggi la città è in ginocchio, le Terme sono fallite, la vivibilità è sottozero.
Un’escalation di fallimenti a cui sembra oggi difficile rimediare, difficile credere ad altri programmi, altri progetti, altre idee. Difficile dare ancora fiducia all’ennesimo politico di turno che viene a vendere fumo.
Ed allora come dare torto a chi oggi “ricatta” la politica. Anche se ormai sembrano azioni tardive. Il risveglio civico doveva avvenire prima, quando c’era ancora il lumicino accesso. Ma come recita il motto della città, “Post fata resurgo”: non bisogna mollare. Riaccendiamo il lumicino e facciamolo diventare fiamma ardente.