Tre dipendenti invalidi sospesi dal lavoro perché non hanno superato la visita medica. Scoppia la bufera all'interno di AM Tecnology-Igiene Urbana, l'Ati che detiene la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Castellammare di Stabia. Una donna, A.C., e due uomini, A.M. e A.A., operai rientrati nell'ambito del passaggio di cantiere da Buttol srl ad AM Tecnology, non hanno ottenuto l'idoneità per svolgere il servizio sul territorio e sono stati immediatamente sospesi dal lavoro, senza poter dunque più percepire lo stipendio. La situazione ha scatenato il caos all'interno della ditta, dato che i tre dipendenti hanno il riconoscimento dell'invalidità civile, e pare che i vertici aziendali abbiano anche negato il confronto ai delegati sindacali giunti da Napoli per avere un chiarimento sulla vicenda. Tra le ipotesi al vaglio, in ogni caso, c'è la possibilità di garantire ai tre dipendenti un contratto di solidarietà senza contributi per accompagnarli alla pensione, soluzione che non sarebbe comunque gradita agli operai sospesi dal lavoro, che rivendicano la possibilità di proseguire la propria attività, anche valutando un eventuale cambio di mansione. AM Tecnology, d'altra parte, ha già dovuto ingoiare un boccone amaro per le assunzioni al momento dell'insediamento nel cantiere, trovandosi ad inglobare 10 dipendenti in più rispetto a quanto previsto dal capitolato di gara, dato che all'atto della stesura del bando la pianta organica comprendeva 154 lavoratori a fronte dei 164 assunti dall'azienda. Il Comune, infatti, aveva deciso di includere la gestione dei bagni pubblici all’interno delle attività in carico alla ditta che gestisce il servizio di igiene urbana e i 14 lavoratori della ditta Coopaso sono stati assorbiti dalla Buttol. Nel frattempo, la stessa Buttol aveva provveduto ad assumere altre 2 persone, mentre 6 dipendenti sono andati in pensione, motivo per cui le unità in organico sono esattamente 164, dieci in più rispetto a quanto previsto. L'assunzione di altri 10 operai ha prodotto un aumento dei costi che si aggira intorno ai 400mila euro all'anno, spesa che l'azienda è stata a lungo riottosa ad accollarsi.
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