Un appalto aggiudicato in cambio di denaro. Questo è lo scenario che potrebbe emergere undici anni dopo l’evento del palaghiaccio nel 2011 sull’arenile stabiese. Al centro della storia che spunta fuori dagli atti dell’inchiesta Cerbero, ci sarebbe un soggetto, non indagato, che avrebbe avuto garanzie tramite un ex sindaco di San Giuseppe Vesuviano, collegato alla politica di centrodestra. “A me hanno detto tu dormi su 10 cuscini, là è casa nostra. È una cosa tra noi e Castellammare col Pdl” è la frase che spunta fuori dalle intercettazioni, pronunciata dall’uomo al telefono con la compagna. Un ulteriore tassello che potrebbe aggiungersi all’elenco sempre più lungo dei collegamenti tra politica e malavita, che stavolta sconfina nel vicino Comune vesuviano in un contesto che vede coinvolto il centrodestra.
Si tratta della seconda vicenda che emerge dagli atti di Cerbero, dopo quella relativa al centrosinistra, tra santini elettorali nel 2013 ed un incontro avvenuto in un’auto a via Regina Margherita con un esponente del Pd nel 2014. Non risultano politici indagati all’interno dell’inchiesta Cerbero, ma i rapporti intrattenuti dalla classe dirigente hanno riaperto il dibattito tra le forze politiche, a poco più di un mese di distanza dallo scioglimento del consiglio comunale per condizionamenti mafiosi.
“Siete proprio dei poveri uomini. Non riesco nemmeno ad utilizzare altre parole. Anzi ho parole, ma non si possono scrivere: le sto pensando. Sono colorate, molto colorate. Mi vergogno, non solo per chi utilizza questi metodi, ma per chi vota queste persone” sottolinea l’ex consigliere di LeU Tonino Scala, che rincara la dose. “C'è una parte consistente della popolazione che è complice. - prosegue Scala - Pur di raggiungere un obiettivo, anche minimo, è pronta a votare la qualunque con la scusa che tanto son tutti uguali. Lo dico con chiarezza: non sono tutti uguali. Non è mariuolo solo chi ruba, ma pure chi mantiene il sacco”.
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