Il fallimento delle Terme decretato dal tribunale di Torre Annunziata è stato l'ultimo atto di un declino inarrestabile.
tempo di lettura: 2 min
Il rigetto del concordato da parte del tribunale di Torre Annunziata, il conseguente fallimento delle Terme di Stabia e la sospensione della cassa integrazione. Una sequenza velocissima che si è abbattuta su oltre duecento lavoratori, altre duecento famiglie stabiesi senza un sostegno al reddito se non l'aiuto di amici e parenti. Un dramma che, durante questi anni di vertenza i rappresentanti sindacali avevano a più riprese fatto presente all'amministrazione comunale del sindaco Nicola Cuomo e a tutte le istituzioni. Purtroppo gli appelli a tutelare il tessuto socio-economico della città sono caduti nel vuoto, e all'indomani del fallimento della partecipata comunale è arrivata la prova di quanto era già stato annunciato.
Per tutto questo, i termali questa mattina sono scesi per l'ennesima volta in piazza: un corteo cittadino è partito alle 8 e 30 dallo stabilimento delle Nuove Terme per poi snodarsi lungo le principali arterie cittadine fino a giungere a Palazzo Farnese. Ad affiancarli molte associazioni cittadine, rappresentanze di altre realtà lavorative territoriali, gli studenti di diversi istituti scolastici cittadini ed anche la Chiesa. In tutto circa 500 persone hanno sfilato per la città.
Messaggi di solidarietà per i termali sono giunti da più parti. Oltre che difendere il futuro dei 200 lavoratori che hanno di fatto perso il lavoro, la preoccupazione è anche per la stessa città che perde così una nuova realtà produttiva che molto lavoro garantiva anche all'indotto che ruotava intorno alle Terme.
Ora l'attenzione dei termali si sposterà a Palazzo Farnese dove questo pomeriggio è previsto lo svolgimento del consiglio comunale. Anche qui sono annunciate azioni di protesta contro l'amministrazione comunale.




