Un ufficio di progettazione per i beni confiscati presso il Comune di Castellammare di Stabia. Questo è l’indirizzo che il sindaco Gaetano Cimmino ha rivolto al dirigente del settore patrimonio, al fine di assicurare un controllo e monitoraggio costante sulle attività in corso all’interno dei beni confiscati alle mafie e passati in capo all’ente comunale e di mettere in campo progetti mirati a consentire la candidatura a tutti i bandi europei, nazionali e regionali per il riutilizzo dei suddetti beni. L’idea del sindaco trae spunto dal recente avviso pubblico, ad opera del Ministro per il Sud Mara Carfagna insieme all’Agenzia per la Coesione Territoriale, emanato nell’ambito del Pnrr per la presentazione di proposte di intervento per la selezione di progetti di valorizzazione di beni confiscati alle mafie, finanziato dall’Unione Europea. Un bando a cui il primo cittadino ha imposto ai dirigenti la candidatura anche di almeno un bene confiscato presente sul territorio di Castellammare, in quanto, spiega Cimmino nel suo atto di indirizzo, questa rappresenta “una priorità assoluta per dare un’impronta forte di legalità sul territorio cittadino, attraverso l’avvio di attività e progetti mirati a fornire servizi utili alla città proprio nelle strutture sottratte alla criminalità organizzata”. L’esigenza nasce anche dalla mancata partecipazione al bando regionale per il riuso dei beni sottratti alle mafie, una vicenda per la quale il sindaco era andato su tutte le furie contro i dirigenti, coinvolgendo anche gli assessori in una lettera infuocata per manifestare il suo disappunto. Una vicenda che Cimmino non intende ripetere, dal momento che, come si legge nella sua lettera, “il Comune non può assolutamente permettersi di lasciarsi scappare altre simili opportunità, ancor più rispetto ad una tematica così importante per mettere in atto azioni di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata”.
Proprio sul tema dei beni confiscati l’amministrazione comunale ha mostrato grande impegno, con diversi progetti di rilievo tra cui spiccano il centro antiviolenza “Il Rifugio di Jole”, la “Casa dell’Ambiente e dell’Impegno Civile”, il “Circolo della Legalità” e di recente il progetto di cohousing per neomaggiorenni in un bene confiscato nel centro storico, inserito dalla Prefettura tra i 15 progetti pilota dell’area metropolitana di Napoli, per sperimentare, previa sottoscrizione di un protocollo, “un modello di cofinanziamento in partnership tra pubblico e privato, nel presupposto dell’interesse comune alla lotta contro il crimine organizzato e al miglioramento delle condizioni generali di qualità della vita sul territorio, anche attraverso l’utilizzazione del patrimonio costituito dai beni sottratti alle mafie”.
Ma il sindaco ora chiede un ulteriore scatto in avanti, anche a seguito dell’imminente acquisizione al patrimonio comunale dell’ex discoteca del clan in via Piombiera. Un ufficio di piano dedicato proprio ai beni confiscati, per rinforzare l’ufficio patrimonio con figure che possano essere di supporto al rup per la presentazione di nuove progettualità che diano linfa al riuso dei beni sottratti alla camorra e alla lotta alla criminalità organizzata.