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Castellammare - L'ombra dei clan dietro al flop del bando degli chalet, un decennio di sospetti e tentativi andati a vuoto

Nel 2006 fu indetto un bando a cui tutti i partecipanti, già precedentemente gestori dei chioschi e legati da vincoli di parentela, presentarono nello stesso giorno la medesima offerta. Con Bobbio due gare andarono deserte.

tempo di lettura: 1 min
di Giancarlo Esposito
07/03/2018 14:32:58
Castellammare - L'ombra dei clan dietro al flop del bando degli chalet, un decennio di sospetti e tentativi andati a vuoto

Una gara finita nel mirino della commissione d'accesso e due bandi deserti. Un decennio di tribolazioni ha preceduto il flop del bando per gli chalet dell'Acqua della Madonna, per il quale sono pervenute appena due offerte all'Autorità Portuale. L'ultimo tentativo compiuto per rivitalizzare la tradizione nel cuore del centro antico reca con sé le scorie di un recente passato contraddistinto da anomalie su cui è intervenuta anche la magistratura. Nel 2006 fu indetto un bando a cui tutti i partecipanti, già precedentemente gestori dei chioschi e legati da vincoli di parentela, presentarono nello stesso giorno la medesima offerta di 3.250 euro (su una base d’asta fissata a 3.234 euro), aggiudicandosi ognuno il “suo” chalet, senza che altri presentassero domanda. La gara fu definita sospetta dalla commissione d'accesso che si insediò nel 2009 a Castellammare di Stabia dopo l’omicidio del consigliere comunale Gino Tommasino, durante l’amministrazione Vozza. Secondo l’accusa, la gara sarebbe stata truccata e, prima della setenza definitiva di assoluzione per tutti gli imputati, Luigi Bobbio, successore di Vozza, adottò il pugno duro, ritirando le licenze e facendo abbattere per poi indire una nuova gara con limiti molto ben definiti alla partecipazione di personaggi legati alla malavita o con precedenti penali. Il bando, tuttavia, andò deserto per due volte di fila. E il sospetto che il timore dei clan che operano nel centro antico possa aver influito sull'esito dei bandi potrebbe aver scoraggiato anche oggi gli imprenditori, che guardano con timore ad un affare potenzialmente milionario.

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