L'immobilismo dell'azienda Fincantieri e degli enti preposti in merito alla crisi che sta attraversando il cantiere stabiese ha spinto gli operai a proclamare lo stato di agitazione attraverso una manifestazione di protesta che si pone l'intento di sensibilizzare le masse dinanzi a promesse non mantenute che hanno messo a repentaglio il lavoro di oltre cento dipendenti. Il corteo ha preso il via alle 9 in punto dallo stabilimento di via Duilio per dirigersi, come da previsioni, verso la statale sorrentina, in prossimità della galleria di Pozzano. L'Anas ha provveduto pertanto a chiudere provvisoriamente al traffico la statale nel tratto compreso dal km 0.0 al km 5.1 e circa 200 tute blu hanno marciato esponendo cartelli recanti frasi di contestazione contro i vertici regionali, forieri finora, a loro dire, soltanto di tante parole e pochi elementi concreti. La protesta si è protratta fino alle 12, mentre dalle 19 alle 22 sono previste tre ore di uscita anticipata dai turni di lavoro. «Siamo stufi di queste promesse disattese puntualmente dall'azienda e dal governo - ha spiegato Rosario Longobardi, sindacalista RSU Fiom -. Gli accordi assunti il 14 gennaio scorso presso il Ministero dello Sviluppo Economico avrebbero dovuto garantirci carichi di lavoro sufficienti per l'impiego di tutte le maestranze del sito, a partire dalla nave oceanografica, ma finora non c'è alcuna traccia di tali affidamenti. Siamo stati i primi a firmare gli accordi intrapresi mostrando un forte senso di responsabilità nei confronti delle istituzioni, ma non abbiamo ricevuto lo stesso rispetto, motivo per cui abbiamo deciso di manifestare per ricevere quello che ci spetta. Siamo lieti di venire a conoscenza che altri contratti per commesse future siano stati siglati dall'azienda, ma siamo altrettanto consapevoli che per l'avvio dei nuovi progetti dovranno essere rispettati dei tempi tecnici piuttosto lunghi, con attese che potrebbero persino dilatarsi fino al 2017. Gli operai del cantiere stabiese, tuttavia, hanno un'urgente necessità di tornare a lavorare e, per tale ragione, chiediamo ancora una volta all'azienda di assumersi le proprie responsabilità, assegnando a Castellammare un carico di lavoro tra le commesse già in essere e prestando fede alle garanzie sbandierate ai quattro venti tre mesi fa, in base alle quali i siti avrebbero raggiunto la saturazione almeno fino al 2020. Un atto simile sarebbe un riconoscimento dovuto ai sacrifici dei lavoratori stabiesi. i cui altissimi livelli di professionalità e produttività non sono mai stati in discussione». Oltre 100 tute blu dello stabilimento stabiese sono attualmente in regime di cassa integrazione e l'azienda intende estendere tale numero fino a più di 160 dipendenti: «Siamo intenzionati a denunciare la Fincantieri - ha tuonato Longobardi -, perché non comprendiamo le ragioni per le quali nel sito di Monfalcone trovano occupazione oltre diecimila operai, compreso l'indotto, mentre soltanto a Castellammare e a Palermo il lavoro latita e non è stata assegnata finora alcuna commessa. Questa disparità necessita di una spiegazione immediata, dato che un centinaio di operai è costretto a tirare avanti con redditi miseri che si aggirano intorno ai 200 euro al mese. Siamo qui perché pretendiamo esclusivamente che siano rispettati gli accordi senza ulteriori rinvii e senza le chiacchiere prive di costrutto che fino ad oggi ci sono state propinate. Evitare questa ulteriore penalizzazione del sito stabiese sarebbe un atto di buonsenso finalizzato a restituire dignità ad un territorio oppresso da un ingiusto degrado sociale». L'ennesimo confronto fra sindacati e azienda avrà luogo il 27 e 28 aprile, subito dopo lo sciopero nazionale dei metalmeccanici fissato per il 20 aprile.