La guerra dei gazebo finisce in tribunale. I titolari di 4 bar della movida stabiese hanno deciso di presentare ricorso al Tar di Napoli contro il Comune di Castellammare di Stabia, contestando il provvedimento dello scorso lunedì 5 febbraio, quando i vigili urbani e la polizia di stato hanno posto sotto sequestro i gazebo di circa 15 locali della movida stabiese, intimando ai titolari di smontare le strutture esterne entro 24 ore. I proprietari dei locali "Cafè Caravel Srl", "Bar Nunzio New Srl", "Bar Nunzio Carmine K Srl" e "Il Caffè Srl", difesi dall'avvocato Vincenzo Capuano, hanno deciso di adottare il pugno duro, citando a giudizio il Comune, che a sua volta si è affidato agli avvocati municipali Pierpaolo Pesce e Catello De Simone come legali rappresentanti dell'ente nel giudizio civile. La difficoltà mostrata dal Comune nel far coincidere l'entrata in vigore del nuovo regolamento per l'occupazione del suolo pubblico con la fine della proroga natalizia al vecchio regolamento ha scatenato il dissidio tra i titolari di bar e ristoranti e l'ente comunale. Pare, infatti, che l'ufficio tecnico del Comune abbia risposto picche alla richiesta di alcuni proprietari di ottenere le autorizzazioni a pagamento per occupare il suolo pubblico per ulteriori 40 giorni dopo il termine della proroga, fissato al 31 gennaio, attendendo pertanto il parere della Soprintendenza per i modelli unificati previsti dal nuovo regolamento e decidendo poi di conseguenza il da farsi. Una soluzione che l'ufficio tecnico del Comune avrebbe bocciato, in quanto la prassi prevede lo smontaggio antecedente alla richiesta di autorizzazione e poi l'installazione successiva all'accettazione della richiesta. E così, in attesa che la Soprintendenza si esprimesse sui modelli unificati, i titolari dei bar del lungomare si sono visti recapitare l'intmiazione a smontare tutto. Un diktat sopraggiunto soltanto ad una quindicina di locali della movida, senza coinvolgere quei locali che nel centro antico e nelle periferie continuano ad invadere il suolo pubblico. E nel frattempo un centinaio di famiglie rischia di finire sul lastrico, dato che l'assenza dei gazebo costringerebbe i titolari dei locali a tagliare una parte del personale e a tirare la cinghia in attesa di tempi migliori.
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