Non si placano le polemiche all'interno del Pd il giorno dopo l'aggressione subita da Costantino Aitra da parte di Giuseppe Amato, esponente di una corrente contrapposta nell'ambito del partito democratico locale, dilaniato di recente da una frammentazione che, secondo le ultime ipotesi, potrebbe addirittura condurre ad un clamoroso ritiro del simbolo in vista delle prossime amministrative, emulando in tal senso l'esempio di Pompei. Aitra ha denunciato Amato presso il commissariato di polizia e, nel ringraziare chiunque abbia manifestato solidarietà nei suoi confronti, ha esternato attraverso i social tutta la sua delusione: «Questo non è il mio Pd - ha esordito Aitra, esponente dell'area riformista del partito democratico stabiese -. Ho sempre provato a stemperare i toni. Le mie due parole sono state in questi mesi comunità e appartenenza; parole e azioni tese a ripristinare un minimo di agibilità politica per parlare di polis. Di città. Di Castellammare. Come riformisti abbiamo evitato le solite tecniche e pratiche tese ad avvelenare i pozzi. Anche perché a quel pozzo bevono i nostri figli. Abbiamo provato a marginalizzare i cattivi maestri la cui unica attività è quella di gettare benzina sul fuoco, ma a quanto pare è risultato tutto inutile. Io al mondo delle barbarie preferisco quello della legalità. Ringrazio tutti per i messaggi di solidarietà». Lo spiacevole episodio rischia dunque di allungare ulteriormente i tempi tecnici per la scelta del candidato sindaco dem, a cui sarà affidato l'improbo compito di compattare un ambiente sgretolato al suo interno da una divergenza di vedute davvero difficile da sanare.