Scaduta la concessione regionale per lo sfruttamento delle acque termali. Il rinnovo annuale costa poco più di 6mila euro.
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Sfruttamento delle acque termali, ci risiamo. Come ogni anno, è giunta a scadenza la concessione regionale per lo sfruttamento delle acque termominerali. Un rinnovo che è preceduto, ogni volta, da un iter tecnico e burocratico che prevede, tra le altre cose, anche indagini geologiche, idrologiche e rilievi topografici per rispondere alle richieste della Regione Campania. Ovviamente, poi, deve essere versato il relativo canone che ammonta a 2.186,09 euro per ciascuna sorgente. Il Comune di Castellammare, come noto, è titolare di tre concessioni allo sfruttamento: “Acqua del Muraglione, T. Stabiane, A. Rossa e Acidula”; “Acqua della Madonna” e “Chiusa ex Vanacore”. Tutte gestite, in passato, dalla partecipata Terme di Stabia. Fallita quest'ultima, il rinnovo spetta proprio al'ente di Palazzo Farnese.
Ebbene, sembrerebbe che questa volta il pagamento non sia stato effettuato e che le sorgenti stesse siano ritornate nelle mani della Regione che ora potrebbe decidere di affidarne lo sfruttamento ad altri enti, pubblici o privati, tramite un apposito bando.
C'è poi da ricorda ancora che quando sta accadendo in queste ore ripercorre ciò che si verificò anche lo scorso anno quando solo a fine gennaio del 2015, dopo l'espletamento dell'intero iter previsto, si arrivò al pagamenti dei canoni.
Altra cosa da considerare, poi, è il fatto che si tratta di sorgenti che insistono all'interno di beni di proprietà del comune di Castellammare di Stabia. Quindi, se anche un privato o altro ente pubblico si aggiudicasse lo sfruttamento delle sorgenti, dovrebbe poi concordare con l'ente stabiese l'utilizzo delle strutture.
Certo però che ridursi ogni volta a non pagare il canone rischiando,per soli 6euro circa, di perdere un bene così prezioso è davvero incredibile.