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Castellammare - Infiltrazioni camorristiche, sciolto il Comune. Scala: «Colpa solo della politica? Troppo semplice»

Il consigliere comunale: «Questa macchia indelebile ferisce l’anima di una terra che merita ben altro».

tempo di lettura: 4 min
25/02/2022 08:50:49
Castellammare - Infiltrazioni camorristiche, sciolto il Comune. Scala: «Colpa solo della politica? Troppo semplice»

«Non è un bel giorno per la mia città. Avevamo visto bene e lontano, purtroppo non siamo stati ascoltati. Ricordo ancora la richiesta di commissione d’accesso che facemmo all’inizio della consiliatura, il 4 agosto giorno dell’insediamento del Consiglio Comunale. Era lì al primo vagito che bisognava mettere un punto fermo per dire vogliamo iniziare una nuova fase e invece…». Inizia così la lunga analisi del consigliere comunale Tonino Scala sullo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia per infiltrazioni camorristiche. «La camorra non si allontana con un cartello in mano in aula consiliare - tuona Scala - , con i vaccini, con una sala dedicata a Giancarlo Siani o con i murales…Zitti e muti. Oggi più che mai bisogna stare zitti e muti. Non è il momento di parlare per alimentare polemiche sterili che servono a ben poco. È il momento del silenzio. Un silenzio che deve servire a tutti, partiti, forze politiche cittadini per riflettere. Non era mai accaduto nella storia di Castellammare, nemmeno nei periodi peggiori.  Nemmeno durante quelle faide in cui le pallottole servivano ad acquisire metri di potere. Faide che hanno insanguinarono le strade e l’animo di una città nobile e antica. Cicatrici, ferite, che oggi si riaprono con questo ulteriore tassello che lascerà segni indelebili.
Non è il momento per rivendicare un lavoro svolto a testa bassa in anni di isolamento non solo politico. Oggi è il momento per provare a capire le ragioni di quello che è accaduto, non solo in questi ultimi anni bui e pesanti, per cambiare pagina, una volta per tutte. Castellammare di Stabia da troppi anni ha smesso scientemente di ragionare del proprio futuro compromettendo anche lo stesso presente. Tutte le operazioni messe in campo hanno di fatto paralizzato tutto ciò che era possibile paralizzare, erano miopi e legate ad interessi di parte che hanno determinato, condizionato l’alternarsi di questa o quella giunta a Palazzo Farnese. Scelte prive di visione, ma legate solo ad un tornaconto di pochi che passava per l’uso indiscriminato del territorio e dei volumi esistenti.
Tutto aveva, e continua ad avere, un minimo comune denominatore: il cemento. Abbiamo in questi anni, con tutte le nostre forze provato a contrastare questo sistema, ma non ci siamo riusciti. Abbiamo perso, non solo le elezioni, è stata soprattutto una sconfitta culturale. Ma non ci siamo fermati. Abbiamo continuato a contrastare un sistema che era ed è radicato nel profondo. Per fortuna poi, è arrivata la magistratura… mi auguro che finalmente si intervenga anche in altri settori, non solo quelli imprenditoriali e criminali nella classica accezione: da noi, come in tanti altri luoghi, la camorra ha fatto il salto di specie. Colpa solo della politica? Troppo semplice. Sarebbe la risposta più facile. La vicenda è più seria e la città, per utilizzare una litote, è stata…poco attenta. Anzi troppo distratta e complice!  È il momento dell’orgoglio. Del riscatto. Della ricostruzione. Del post fata resurgo come ci dice il gonfalone. Quello del non possiamo e non dobbiamo fare è continuare a piangerci addosso, rievocare i fasti di un passato lontano e soprattutto dare la colpa, le colpe ad altri. Bisogna provare, insieme, a risalire la china. Non sarà facile lo so. Abbiamo l’obbligo morale di provarci, insieme. Son convinto che il Consiglio dei Ministri invierà commissari all’altezza del compito che non può e non deve essere solo la gestione dell’ordinario. Castellammare ha bisogno di “attenzione” di “attenzioni”. Leggeremo attentamente la relazione per capire dove bisognerà intervenire e con chi intraprendere percorsi di collaborazione. Siam sicuri che la stessa relazione prodotta, così come prevede la norma, ha di sicuro “elementi certi, univoci e rilevanti” sul quello che ha prodotto il condizionamento mafioso ed è da lì che bisognerà partire. Questa macchia indelebile ferisce l’anima di una terra che merita ben altro. Oggi non è un bel giorno.
Ciononostante son convinto che la città, con il concerto di tutti, possa farcela».

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