“Non conoscevo Bellarosa e ho sempre agito contro la camorra e il malaffare. Mi sono autosospeso dal Pd, ma il partito fa due pesi e due misure”. Francesco Iovino vuota il sacco dopo la vicenda che di recente lo ha visto coinvolto, in merito ad un incontro avvenuto nel maggio 2014 all’interno di un’auto in via Regina Margherita con Augusto Bellarosa, ritenuto dagli investigatori il referente del clan D’Alessandro per i rapporti con la politica. Un dialogo finito anche agli atti dell’inchiesta Cerbero, nella quale in ogni caso Iovino non risulta indagato. “La mia attività - chiarisce Iovino - è sempre stata contro camorra e malaffare. Quando sono uscite le prime voci sulla stampa, avevo escluso che si potesse trattare di me. Avevo rimosso tale incontro, ma ho fatto mente locale e ricordo che avvenne in maniera occasionale. Non conoscevo Augusto Bellarosa, ma avevo una conoscenza di strada con il figlio. In quell’incontro ho cercato di allontanare promesse e future interlocuzioni e non ci sono stati seguiti”. L’ex capogruppo consiliare del Partito Democratico fa poi mea culpa.
“Ho sbagliato, avrei dovuto denunciare, ma ho commesso un errore di inesperienza. Voglio essere giudicato però per quello che ho fatto, non per quello che non ho fatto”. Poi un passaggio sul partito. “Mi sono autosospeso dal Pd - prosegue Iovino - perché ho profondo rispetto per il partito, ma questo Pd utilizza due pesi e due misure. Non sono indagato e la camorra è lontana da me. A differenza di tanti, io ci sono sempre stato anche non condividendo la linea politica del partito. Non ho fatto accordi nel congresso cittadino e ho allontanato spartizioni di tessere e procedure poco chiare. Mi è stato chiesto sempre di sostenere il partito, ma alcuni hanno la memoria corta. Non ricordano quando ho denunciato gli affidamenti diretti dell’amministrazione Cimmino. Mi prendevano in giro nel mio partito, dicevano che era un fatto superato. Ma ho avuto ragione sempre, sin dal primo momento”.
Iovino, infine, entra nel merito degli scioglimenti delle amministrazioni di centrosinistra guidate da Nicola Cuomo e Antonio Pannullo. “Il sindaco Cuomo è stato sfiduciato per motivi politici, l’assemblea del Pd all’epoca ha avallato la mia posizione contraria alla liquidazione di Sint. Pannullo, invece, è stato sfiduciato anche lui per la liquidazione di Sint. E per l’housing sociale. Ho sostenuto sempre le sue frasi e le sue denunce contro la camorra, espresse in Prefettura, Commissione antimafia e Dda”. L’ultimo tema riguarda l’inchiesta Olimpo, in cui in una prima fase era coinvolto anche il padre Gennaro, la cui posizione è stata archiviata. “Non ho mai avuto rapporti economici con il figlio di Adolfo Greco, né conosco ditte per lavori elettrici. - sostiene Iovino - Mio padre era un punto di riferimento di Mario Casillo, con cui Greco aveva concordato un incontro, come si evince dalle intercettazioni. Siamo venuti a conoscenza della vicenda solo con la pubblicazione delle intercettazioni. Ma la posizione di mio padre è stata stralciata. In passato è stato accusato di reati contro la pubblica amministrazione, non di camorra. Eppure c’erano anche altre persone coinvolte, che fanno politica, ma evidentemente sono più forti sul piano mediatico”.
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