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Castellammare - In casa PD si perde la prima testa

Cosa accadrà ora? Tentare un'ultima carta per salvare l'esperienza di governo o il commissario liquidatore di una gestione amministrativa fallimentare?

tempo di lettura: 3 min
di Simone Rocco
10/04/2015 12:17:04
Castellammare - In casa PD si perde la prima testa

La sede del PD stabiese

E così è caduta la prima testa. La più fragile, la più debole si dirà. Certo, un signor nessuno calato dall'alto a fare un mestiere che non è il suo. Il segretario del PD di uno centri più importanti della regione e' una cosa seria. Ci vuole una scorza dura, una tempra forte, ci vuole carattere, ci vuole esperienza, ci vorrebbe un background politico. La breve stagione politica di Cambrì si consuma senza infamia e senza lode. Buttare la croce su di lui, però, sarebbe oltremodo ingiusto. La scelta era caduta su di lui, scientemente, da parte del Sindaco. Cuomo aveva bisogno di un partito che non mettesse becco nella sua attività amministrativa, che non intralciasse l'uomo solo al comando. E invero il Sindaco ci era riuscito, nonostante gli strali di una minoranza mai doma che ad un tratto si era inventato persino l'idea de "L'altro PD". Tuttavia, il Sindaco non aveva fatto i conti con i suoi alleati e quando si palesa la crisi il primo a cadere e' lui. La richiesta di destituzione del segretario riesce a compattare praticamente tutte le anime del PD stabiese. Dagli uomini di Casillo a quelli di Cozzolino, dai giovani turchi di Marciano ai pittelliani di LabDem fino ai riformisti, oppositori della prima ora. Si siedono intorno ad un tavolo senza primogeniture e senza pretese da primi della classe. Tutti loro cedono la scena ad un solo obiettivo, defenestrare, mandare a casa Cambri. Il Sindaco ed i suoi restano soli e si votano al capogruppo regionale Topo, al quale non par vero in prossimità delle elezioni regionali di fare bingo con i voti dei Cuomo. Invece, tutti gli altri, in meno di ventiquattro ore si vedono, raggiungono la quadra e il documento di sfiducia e' infiocchettato per la segreteria provinciale e regionale. Si immagina un direttorio che possa reggere le sorti del partito e fare da interfaccia autonoma con il Sindaco. Una ipotesi peregrina, a dire il vero. Napoli manderà il suo commissario. Un plenipotenziario, esperto del territorio e profondo conoscitore di storie e uomini del PD stabiese. Questa la naturale soluzione. Con quali obiettivi? Riempire un vuoto politico, di idee, contenuti, condivisione e partecipazione alla vita amministrativa, completamente assenti nella gestione Cambri. Tentare un'ultima carta per salvare l'esperienza di governo o il commissario liquidatore di una gestione amministrativa fallimentare? I segnali che si hanno, fanno propendere per la seconda ipotesi. Per chi pensa male, la cacciata di Cambrì e' un chiaro atto di sfida, di contesa con il Sindaco. Un braccio di ferro senza esclusioni di colpi che lascerà sicuramente sul campo un vinto. E se fosse il Sindaco, sarebbe un colpo ferale per le sue aspirazioni politiche. Nel breve volgere del tempo, sarebbero restituiti alle loro professioni sia Cambrì che il suo tutor Nicola Cuomo. Un segretario e un Sindaco in meno ed al contempo un medico ed un avvocato in più .

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