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Castellammare - Gli intrecci tra camorra e politica, trent'anni di ombre che soffocano la città

La bufera che ha travolto il Pd tra il 2013 e il 2014 fa il paio con il recente scioglimento per infiltrazioni che ha coinvolto il centrodestra. Ma prima ancora le dichiarazioni dei pentiti e l’assassinio di due consiglieri comunali hanno evidenziato il filo conduttore che lega camorra e politica da tre decenni.

tempo di lettura: 3 min
di red
05/04/2022 20:39:44
Castellammare - Gli intrecci tra camorra e politica, trent'anni di ombre che soffocano la città

Trent’anni di ombre che avvolgono la politica stabiese. Trent’anni di intrecci tra la camorra e la classe dirigente. Trent’anni di misteri irrisolti e di vicende ancora dense di fitte nubi. Gli stralci estratti dalle intercettazioni dell’inchiesta Cerbero rappresentano soltanto l’ultimo episodio di una lunga serie di incontri e possibili accordi tra politica e camorra (il politico indicato non risulta indagato, ndr) che hanno cadenzato la storia del consiglio comunale di Castellammare. Un esponente di spicco del Pd si è ritrovato all’interno di una vettura in via Regina Margherita per parlare con Augusto Bellarosa, indicato dagli inquirenti come il delegato del clan D’Alessandro ai rapporti con i politici. Una discussione incentrata soprattutto su alcuni appalti, come la gestione della nettezza urbana, gli chalet e persino il raddoppio dei binari della ferrovia. È andato via “tutto sudato”, sottolineano gli esponenti del clan intercettati, a testimonianza del timore reverenziale che il clan riesce a incutere anche su chi governa. Ma la vicenda in oggetto, che tinge di grigio l’amministrazione di centrosinistra che ha prevalso e ha governato nel 2013 (a fronte anche di alcuni santini elettorali del Pd recapitati a Scanzano prima delle elezioni), si aggiunge ad un lungo elenco di storie tuttora ricche di interrogativi irrisolti. Tra le carte di Olimpo, d’altra parte, spunta un’intercettazione che vede coinvolto un imprenditore che parla con Sergio Mosca, ras del clan D’Alessandro, consigliandogli un candidato di Forza Italia da votare. Pochi mesi prima un altro ex sindaco di centrosinistra aveva dichiarato ufficialmente di sentire "il fiato della camorra sul collo", mentre qualche settimana prima aveva accolto nel suo ufficio un boss del Savorito, salvo poi denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine. Ma chi ha aperto le porte del Comune a quel boss? Un quesito ancora senza risposta. La testimonianza di un fil rouge che attraversa il centrosinistra e il centrodestra senza soluzione di continuità e di uno status quo incancrenito, in cui affonda le radici lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia, giunto a conclusione di un processo di involuzione sociale e culturale avviato già negli anni ’90. La camorra imprenditrice ha messo da parte le faide e il sangue negli anni in cui si è consumato l’assassinio di Sebastiano Corrado, consigliere comunale di sinistra ucciso l’11 marzo 1992 in circostanze ancora tutte da chiarire, aprendo una voragine sullo sciame di violenza che si era abbattuto su Castellammare. Ma la scia di sangue non si ferma lì e torna prepotentemente d’attualità il 3 febbraio 2009, quando due killer del clan freddano Gino Tommasino, consigliere comunale del Pd, in pieno centro e in pieno giorno. E le successive indagini rivelano che uno dei killer era iscritto proprio al Pd e che i rapporti fra una fetta del Pd (in particolare due consiglieri comunali) e il clan D’Alessandro era intensi al punto da consentire ai ras di ricevere in anteprime notizie su gare e appalti. Ed è in questo contesto che entrano pian piano in gioco anche le rivelazioni dei pentiti, uno dei quali arriva a confessare che nelle elezioni del 2005 il clan aveva deciso di votare a sostegno dell’amministrazione di centrosinistra, mentre in seguito è una fetta del centrodestra provinciale ad aiutare, secondo gli inquirenti, un imprenditore del luogo ad ottenere le autorizzazioni per un importante piano casa su corso Alcide De Gasperi. Storie di una città oppressa dal peso del clan. Storie di una città che ha smarrito la fiducia verso la classe dirigente e verso chi professa onestà, pur avendo attraversato inesorabilmente le vicende politiche degli ultimi decenni. Storie torbide per le quali potrebbe non bastare lo scioglimento per fare pulizia e spezzare quel filo tanto sottile quanto robusto, che tiene la camorra a contatto con le stanze del potere.

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