Il Covid-19 è il tema e il problema che sta colpendo l'intera popolazione negli ultimi mesi. Numerosi sono gli appelli che vengono stilati ed annunciati in queste ore dalle autorità. L'ultima in ordine di tempo è quello che riguarda l'ambito lavorativo e il problema della gestione del lavoro.
Il collettivo Fim-Cisl SI è rivolto nelle ultime ore alla Fincantieri, ponendio un serio interrogativo: "Quanto vale la vita di un lavoratore?".
«In situazione di emergenza mondiale, ogni lavoratore trova le ragioni nell'affrontare pericoli, anche mortali, con lo spirito di solidarietà di aiutare il prossimo e mettersi a disposizione della collettività - fanno sapere - Mettere a rischio la vita stessa di un lavoratore, solo per ragioni di Asset industriali ed economici, va contro i principi di tutela della sicurezza umana. Aprire fabbriche che non sono utili ai fini della produzione di beni di prima necessità, è un controsenso e va contro il grido di allarme lanciato da tutti quei governatori di regione, che chiedono misure ancora più restrittive per contenere il diffondersi del virus, e per evitare che altre persone amate soffrono e muoiono, in una solitudine che stringe il cuore del malato privato della salute o della vita, e anche della mano che lo ha sempre accompagnato nella via. Sapere che un genitore, un figlio, un'amata soffra da solo e può morire da solo, è un dolore che contiene la mente. Come può anche una singola organizzazione di dare il benestare nel mandare nel mattatoio gruppi di persone. Per tanto noi della FIM - CISL chiediamo all'azienda di prendere seriamente in in considerazione di posticipare l'apertura dei cancelli in modo da essere più tranquilli e sani nel recupero degli obiettivi industriali prefissati» conclude la nota del collettivo Fim-Cisl.
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