Fincantieri, battere il ferro finché è caldo. Sembra essere questo il motto caldeggiato in questo periodo dai sindacati dei navali stabiesi. Il centro di produzione di Castellammare potrebbe essere completamente rilanciato grazie anche all'interessamento del Governo nazionale.
«Oggi lo stato di salute del cantiere è buono e i lavori procedono a gonfie vele - spiega a StabiaChannel.it l'esponente della Fiom Francesco D'Auria -, ma è proprio in questi periodi che bisogna programmare il futuro per evitare che la crisi possa investirci di nuovo». Il sindacalista chiede insomma che l'azienda abbia una visione più a lungo termine dei propri progetti: «Attualmente in cantiere lavorano circa 1500 persone, destinate a diventare anche 2000 in un paio d'anni, le ore di produttività aumenteranno del 30% nel 2019, è questo il momento giusto per investire e non trovarci in difficoltà quando le cose, inevitabilmente, andranno meno bene». Del resto nell'immediato le buone prospettive, come evidenziato anche dalle cifre, non mancano. «Grimaldi Lines potrebbe affidarci la costruzione di 4 navi di ultima generazione - racconta entusiasta D'Auria -, per noi sarebbe una grande soddisfazione. Resta da capire comunque cosa verrà inserito nel piano industriale da redimere in primavera».
Se la Fialms, per bocca del suo portavoce Gianni De Riso, ha preferito non esprimere commenti sulla vicenda in vista di un imminente incontro con il sindaco Gaetano Cimmino, il sindacalista della Fim Aniello Di Maio si espone: «Il nostro obiettivo è quello di crescere per smettere di essere considerati un 'cantierino' di supporto a quelli del Nord». E i numeri stanno dalla parte del centro produttivo stabiese: «Attualmente l'azienda vanta un portafoglio ordini da 13 miliardi di euro, e crescerà ancora - illustra Di Maio -, non si ricordava un momento così fiorente da inizio millennio. Bisogna cogliere al volo questa ghiotta opportunità per investire, a livello di competenze e capacità di adattamento questo cantiere è il migliore d'Italia, vorremmo l'opportunità di dimostrarlo».
Come fare? La ricetta di Di Maio è elementare: «Bisogna ingrandirci. Il cantiere è piccolo, si potrebbe cominciare con l'acquisizione della vicina Maricorderia - spiega con dovizia di particolari -. L'obiettivo deve essere quello di poter assemblare le parti delle navi navi con l'utilizzo del bacino, attualmente stiamo lavorando alla Lhd (unità anfibio militare, ndr) e successivamente ci hanno commissionato altri tronconi, ma vogliamo puntare ancora più in alto. Il momento perfetto per investire e rendere questo cantiere un gioiello è questo, ma ci serve l'auto dell'azienda e degli enti pubblici - conclude il sindacalista Fim -. Le istituzioni ci lascino portare avanti la nostra storica tradizione di costruttori navali».
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