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Castellammare - Fincantieri, Cimmino: «L'indotto stabiese sembra essere un peso, l'aura di incertezza non giova a nessuno»

«Siamo qui a chiederci qual è il destino per lo stabilimento di Castellammare anche se quel futuro, che ci siamo guadagnati nave dopo nave, lamiera dopo lamiera, dovrebbe essere certo».

tempo di lettura: 4 min
17/12/2017 18:24:59
Castellammare - Fincantieri, Cimmino: «L'indotto stabiese sembra essere un peso, l'aura di incertezza non giova a nessuno»

«Bacino di costruzione sì, bacino di costruzione no. Investimenti e lavoro per dieci anni o per meno di dieci anni. Asset strategico, cantiere dalle maestranze e dalle conoscenze storiche e preziose o complesso che negli anni è diventato un peso per l’azienda. Il problema è proprio questo: Castellammare di Stabia in questo particolare momento storico ha bisogno di certezze, soprattutto sul proprio cantiere navale. Eppure certezza, chiarezza e trasparenza non sono vocaboli che abitano in via Caio Duilio da molto tempo a questa parte». Così si è espresso Gaetano Cimmino, consigliere comunale del gruppo Prima Stabia, in occasione dell'incontro organizzato al Palazzetto del Mare dalle associazioni Stabia Rialzati e Per Castellammare per discutere in merito al futuro di Fincantieri.

«Le notizie si rincorrono tra indiscrezioni e fonti più o meno ufficiali e sulla Fincantieri di Castellammare è calata da tempo un’aura di incertezza che non fa bene a nessuno - prosegue Cimmino -. E allo stesso tempo se da un lato abbiamo uno stabilimento sempre in attesa di commesse, dall’altra abbiamo una società madre che appare solida e florida, capace di fare investimenti importantissimi e strategici negli Stati Uniti, in Canada, in Cina, in Francia come nel caso divenuto celebre dell’acquisizione di Stx.

Insomma, siamo qui a chiederci qual è il destino per lo stabilimento di Castellammare anche se quel futuro, di diritto perché ce lo siamo guadagnato lamiera su lamiera, dovrebbe essere certo, incontrovertibile e riassumibile con una sola parola: lavoro. Castellammare è legata in maniera indissolubile al proprio cantiere navale. La storia della città e quella dei cantieri procede di pari passo sin dal 1793. Parliamo della più antica fabbrica di navi intesa in senso moderno, del cantiere che ha dato vita a gioielli conosciuti in tutto il mondo come la nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci, la nave più bella al mondo. Parliamo di una fabbrica che ha dato lavoro a migliaia di persone, e la crisi per mancanza di commesse degli anni scorsi (insieme ovviamente al crac di alcune altre realtà strategiche) ha provocato una delle più pesanti crisi economiche mai attraversata dalla città.

Da anni si punta alla realizzazione del bacino di costruzione a Castellammare per mandare in pensione lo scivolo a mare che, pur se spettacolare, è divenuto col tempo antieconomico. Ci sarebbe bisogno di un investimento di circa 400 milioni di euro, ma purtroppo si naviga a vista. Negli ultimi due mesi le novità giunte dal Governo e dalla Regione Campania hanno scontentato un po’ tutti.

Il governatore Vincenzo De Luca ha parlato di un polo per la costruzione di traghetti e una tantum di navi militari. Dunque il bacino è stato messo di nuovo da parte? In tal modo ci sarebbe lavoro per almeno 10 anni per gli operai stabiesi, ma dopo cosa succederà? Saremo ancora punto e a capo? Senza contare che il cantiere sarebbe comunque sempre limitato alla realizzazione di un certo tipo di navi, mentre le nostre maestranze hanno sempre dimostrato di saper puntare e pensare in grande costruendo navi all’avanguardia. La linea del polo per traghetti sembrerebbe essere condivisa non solo da De Luca ma anche dal presidente dell'Autorità Portuale Pietro Spirito, dal Ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, dall'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono.

In particolare il presidente dell'Autorità Portuale del Mar Tirreno Centrale Pietro Spirito ha parlato nei giorni scorsi della mission produttiva del cantiere stabiese, ritenendo che la sua destinazione ideale possa essere un hub per la costruzione di traghetti di piccole e medie dimensioni. Un’ipotesi che non esclude il ribaltamento a mare del cantiere e l’ammodernamento strutturale, ma che non necessita del bacino di costruzione, anche perché ha spiegato che il Governo ha investito 400 milioni per il bacino di attracco a Gioia Tauro ed è inimmaginabile un finanziamento simile per un bacino di costruzione a Castellammare di Stabia, a poche miglia da lì. Una che non convince sindacati e lavoratori del cantiere stabiese, dove l'efficienza produttiva elevata va a scontrarsi con una struttura obsoleta.

È pur vero che solo nel 2017 dopo anni di cassa integrazione, i dipendenti sono rientrati nel ciclo produttivo a pieno regime. Dunque una stabilità è stata trovata, ora bisogna cristallizzarla e se possibile farla crescere nel breve periodo. Il paradosso è che le nostre maestranze sono le più richieste in Italia, tanto che centinaia di stabiesi lavorano negli stabilimenti Fincantieri di tutta Italia, ma non riescono a prestare la loro preziosa arte come vogliono nella propria città. Non è mai troppo tardi se la volontà politica e delle istituzioni decide di fare qualcosa subito. Ok i 10 anni assicurati di lavoro, ma è nostro dovere non accontentarci mai per il bene di tutta la città. È il momento della chiarezza».

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