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Castellammare - Fincantieri, Bono: «il futuro industriale del cantiere stabiese non è in discussione»

Riunione in Prefettura questa mattina per i sindacati. Assenti Regione e Azienda. Tutto rinviato al prossimo 23 aprile. Intanto preoccupa la questione "gemellaggio" lanciata ieri da Bono. «Abbandonati da Regione e Comune. No al trasferimento degli operai stabiesi in altri cantieri».

tempo di lettura: 4 min
di Roberto D'Auria
29/03/2018 13:50:07
Castellammare - Fincantieri, Bono: «il futuro industriale del cantiere stabiese non è in discussione»

Riunione in Prefettura questa mattina per i sindacati con all’ordine del giorno la questione legata al futuro dello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia. Un incontro programmato e che arriva il giorno dopo le dichiarazioni dell’amministratore delegato Giuseppe Bono – giunte a margine della  presentazione della nave Carnival Horison, destinata a Carnival Cruise Line- che ha parlato di un “gemellaggio” tra gli otto cantieri dell’azienda sparsi su tutto il territorio italiano. Una parola che si presta a tante interpretazioni, alcune anche non proprio distensive per le maestranze stabiesi.

Intanto,  la data del 27 marzo è passata. Era stata indicata da Bono quale giornata in cui l’azienda avrebbe fatto chiarezza sulla distribuzione dei carichi di lavoro tra i diversi cantieri, tematica molto sentita dai sindacati . Bisognerà attender il prossimo 23 aprile per conoscere quello che Fincantieri ha in mente.

Ed allora, al confronto in Prefettura stamattina c’erano solo i sindacati, accolti dal delegato del Prefetto a seguire la grave situazione che coinvolge, lo ricordiamo, ben 561 lavoratori. Quelli rimasti dei circa 2000 degli anni d’oro.

«Bono ci ha fatto sapere che l’incontro del 23 aprile sarà strategico per definire la situazione delle commesse – ha riferito il delegato della Prefettura - Però ha anticipato che il futuro industriale del cantiere di Castellammare non è in discussione». Parole che per i sindacati non suonano come nulla di nuovo, tante le volte che le hanno ascoltate ma mai seguite da reali progetti. «Fincantieri ha fatto sapere che era inutile avere oggi qui un rappresentare del cantiere stabiese perché non avrebbe potuto dire niente». Tutto fermo, dunque, in attesa dell’incontro del 23 aprile.

«Quello di Castellammare – ha proseguito - è un progetto di ampio respiro. Anche il Commissario prefettizio a Castellammare sta seguendo in prima persona questa situazione, è in contatto quotidiano con i vertici aziendali e con la stessa Prefettura. Possiamo garantire, inoltre, che da un punto di vista istituzionale la cosa è attenzionata».

Ai sindacati, quindi, non è rimasto altro che constatare la «latitanza dell’azienda e delle istituzioni – ha detto il segretario provinciale della Fiom, Antonio Santorelli - Il 27 marzo ci doveva essere riunione con l’azienda poi rimandata al 23 aprile. Possiamo pensare che venga ancora rinviata. Bono parla di gemellaggio. L’unico cantiere in difficoltà è quello di Castellammare. A Palermo si è avviato un progetto serio, qui nulla. Bono dice che c’è un pacchetto di lavori per 10 anni, ma quali? Castellammare non ha una missione, continua ad essere un tronchificio. A noi questo non sta bene». Ma non è tutto. Santorelli punta il dito contro la Regione che «latita,  al di la di dichiarazioni di facciata. Circa  80 operai di Castellammare lavorano già in altri cantieri Fincantieri. Gemellaggio che significa? Trasferire altri lavoratori? Già l’indotto è stato ridotto al lumicino. In questa partita non possiamo rimanere in un angolo. Quando poi si sente sempre più spesso dire che le maestranze stabiesi sono le migliori di Fincantieri. Si assiste sempre più spesso a pressioni di dirigenti di altri cantieri nei confronti di lavoratori stabiesi affinchè si trasferiscano. 561 lavoratori non possono andare in altri cantieri e chiudere Castellammare. L’idea paventata anni fa di chiudere Castellammare, quindi, continua a balenare. De Luca e Spirito devono sapere che Castellammare non è lo sfogo dei porti di Napoli e Salerno. Castellammare ha una sua dignità storica oltre che professionale. La partita, quindi, non riguarda solo Fincantieri ma riguarda anche l’itera città. Ci rivolgiamo alla Prefettura quale unica istituzione che faccia in modo che le nostre istanze arrivino ai vertici più alti del paese».

Per Francesco Griffo della FIM-Cisl, su Fincantieri si registra «l’assenza ingombrante della politica e delle istituzioni locali. Non ho dubbi che il commissario stia facendo del suo meglio e che abbia attivato tutti i canali di interlocuzione necessari. Ma lamento certamente l’assenza sulla questione della Regione Campania che fin troppo spesso su Castellammare ha dato segnali di poca chiarezza su quello che deve essere il furo del cantiere».

Più diretto è stato Luigi Scarica della Failms. «Fincantieri è dal 2009 che sta portando avanti un discorso preciso, un piano predeterminato.  Avevamo carichi di lavoro elevati, dovevamo costruire 2 navi per la Grimaldi. Invece, per decisione dell’azienda, siamo finiti in casa integrazione.  La legge Bossi sulla devolution ha decentrato alcuni poteri alle regioni, per cui i fondi che prima Roma portava nelle casse di Fincantieri oggi arrivano dalle Regioni. E in questo senso la Campania ci ha abbandonati.  Ricordo che nel corso di un tavolo istituzionale con l’allora sindaco di Castellammare Luigi Bobbio ed il Ministro Mattioli ci dissero che Castellammare non si toccava. Dopo due giorni a Roma si annunciarono la chiusura dei cantieri di Sestri Levante e Castellammare. Una decisione poi apparentemente congelata. Da allora, però, abbiamo avuto solo tronconi mentre in altri cantieri si costruiscono navi che potremmo benissimo realizzare a Castellammare. Se non ci saranno investimenti su cantiere stabiese lo stesso è destinato a chiudere».

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