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Castellammare - Fallimento Terme, l'assessore Corrado ricorda la sua proposta del 2013

Una proposta che il membro dell'esecutivo del sindaco Pd Nicola Cuomo porterà venerdì prossimo nel direttivo dei democratici convocato dal segretario cittadino Vittorio Cambri a seguito del fallimento della partecipata Terme di Stabia spa. 

tempo di lettura: 5 min
di Federica Rispoli
26/03/2015 13:12:43
Castellammare - Fallimento Terme, l'assessore Corrado ricorda la sua proposta del 2013

Nicola Corrado

"Ero e sono convinto che il fallimento della società delle Terme può segnare l'inizio di un vero e forte sviluppo termale della città". Lo ha detto l'assessore Nicola Corrado,  ricordando un suo intervento in merito del 2013, pochi mesi dopo la fine della consiliatura targata Bobbio. Una proposta che venerdì porterà sul tavolo del direttivo del PD.

Ecco l'articolo del 2013:

Negli ultimi mesi, prima dello scioglimento del Consiglio Comunale, sulla crisi che ha travolto le Terme ho combattuto una battaglia di verità.
Nel leggere i numeri della società di gestione, davanti ai lavoratori nell'aula consiliare di Palazzo Farnese, ho detto che si poteva arrivare ad una sola conclusione possibile: il fallimento e la ripartenza.
Sono sereno, nonostante il rischio dell'impopolarità, nonostante le quattro ruote della macchina accoltellate, perché in tutta coscienza penso che sia venuto il momento di avere più coraggio, e di dire le cose per quello che sono.
6.531.533 milioni di euro, questa è la cifra aggiornata al mese di agosto che serve per pagare i debiti complessivi , ma se arriviamo ad oggi la situazione è ancora più grave e purtroppo non consente vie di uscita praticabili in base alla legge e al buon senso.
Ho sfidato il Sindaco Bobbio ed i consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione a sostenere pubblicamente, con una piena assunzione di responsabilità, il contrario.
Ora più che mai è necessario uscire, immediatamente, da un gioco tutto tattico e furbesco che, in vista delle prossime elezioni, ha come unico obiettivo quello di scaricare, la destra sulla sinistra e a parti capovolte la sinistra sulla destra, la responsabilità del fallimento della società di gestione delle Terme.
Il re è nudo: nessun intervento del Comune può salvare la società termale.
Nelle casse del Comune non ci sono i soldi necessari, e anche se si trovassero, azzerando le politiche sociali, per la scuola, per il lavoro, per le opere pubbliche e via dicendo, quei soldi
pubblici, cioè dei cittadini, sarebbero sprecati, buttati via, perché dopo un mese ci ritroveremmo nello stesso scenario fallimentare, obbligati a ricercare altre risorse. Semplicemente questa situazione non è più sostenibile.
Dobbiamo dire la verità ai lavoratori delle Terme e a tutti i cittadini: è finito il tempo dell'assistenzialismo, delle risorse pubbliche che come un fiume in piena hanno alimentato clientele politiche, corruzione, sprechi e rendite di posizione parassitarie.
Ai lavoratori delle Terme ho cercato di dire con chiarezza, serietà e lealtà: il vostro futuro è legato alla chiusura della vecchia società e ad un nuovo inizio con un soggetto imprenditoriale capace di stare sul mercato.
Prima di arrivare a questa conclusione, ho provato ad immaginare un percorso di salvataggio, e alla fine ho capito che l'unica strada che possiamo seguire per raggiungere il nostro futuro è la forza di leggere la realtà senza furbizie e paure, con il coraggio di ripartire, senza più aspettare Godot, anche perché alla fine Godot non arriva.
Quello che non sopporto è la retorica ignorante, gridata con sommo stupore, del mistero in base al quale le Terme "con 28 sorgenti" non funzionano mentre Montecatini con una sola fonte è magnificata come esperienza aziendale di successo.
Per svelare questo mistero basta porsi una semplice domanda: se una società incassa 1,5 milioni di euro e spende, solo per pagare i dipendenti, 4 milioni di euro ogni anno, può continuare ad esistere?
Si, solo se il Comune ogni anno mette le mani nelle tasche dei cittadini e ripiana le perdite.
Per troppo tempo ci si è nascosti dietro il falso "mistero" della crisi permanente delle Terme. Il passaggio al futuro della nostra città punta necessariamente sulla valorizzazione delle risorse termali attraverso progetti d'impresa economicamente sostenibili, non corre certo lungo la strada dell'assistenza cieca. Questa è una strada sbagliata, che ci porta indietro, lontano dal futuro.
Tutte le città termali hanno sviluppato nel corso degli anni quell'indotto di alberghi, di vivibilità, di accoglienza necessario per reggere la sfida di un mercato che è diventato sempre più esigente. Non dobbiamo percorrere migliaia di chilometri per capire oggi come funziona l'industria del termalismo. Basta prendere il traghetto e andare a Ischia per capire che le Terme funzionano quando promuovono la cultura del benessere, recuperando fino in fondo la bellezza e l'attrattività del contesto territoriale che le ospita.
Possiamo prendere la macchina e andare nel beneventano e nell'avellinese per vedere strutture termali che funzionano nel settore della riabilitazione, con liste di attesa che possono durare mesi.
Oppure possiamo andare in Toscana per vedere come il business del fitness sceglie le Terme in luogo delle palestre ed attrae non i malati ma centinaia di giovani che stanno bene e vogliono stare meglio.
Le Terme devono essere un motore di sviluppo della città, ma dobbiamo ripartire con una società nuova, nella quale la politica non deve entrare.
Abbiamo bisogno di una nuova mission produttiva definita da soggetti imprenditoriali seri, con la forza lavoro che è necessaria, altamente formata e specializzata, dobbiamo immaginare strutture alberghiere di eccellenza, ed un indotto realmente competitivo.
Dobbiamo essere seri e rigorosi, perché le nuove Terme, se vogliono essere una ricchezza e non un peso per la città, devono agire sul mercato, raccogliendo una nuova e più impegnativa sfida.

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