Il mare è tornato. La città, invece, sembra ancora inseguirlo. Due anni dopo quella firma che il 5 agosto 2024 restituì ai cittadini la balneabilità della spiaggia della villa comunale, Castellammare di Stabia può celebrare un traguardo storico, ma è costretta anche a interrogarsi su ciò che ancora manca perché quella conquista si trasformi davvero in sviluppo.
Per oltre 51 anni quel tratto di costa era rimasto interdetto alla balneazione, una ferita aperta fin dai tempi precedenti all'epidemia di colera del 1973. L'ordinanza firmata dall'allora sindaco Luigi Vicinanza rappresentò il punto di arrivo di un lungo percorso tecnico e amministrativo, costruito nel tempo e non in pochi mesi. Un lavoro avviato già nel 2017 grazie alla sinergia tra Regione Campania, Ente Idrico Campano, Gori e Comune di Castellammare di Stabia, attraversando amministrazioni diverse: da Antonio Pannullo a Gaetano Cimmino, fino allo stesso Vicinanza, che concluse l'iter con la firma dell'atto finale poche settimane dopo il suo insediamento.
Fu una giornata di entusiasmo collettivo. Centinaia di cittadini tornarono a vivere gratuitamente il mare della propria città, una scelta confermata dall'amministrazione Vicinanza con la decisione di mantenere libera la spiaggia della villa comunale. Un'immagine che sembrava segnare l'inizio di una nuova stagione per Castellammare.
Due anni dopo, però, il bilancio appare inevitabilmente più complesso.
Nel frattempo il Comune è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche e l'amministrazione Vicinanza ha lasciato spazio alla gestione commissariale, destinata a durare 18 mesi. Una vicenda che, da quel che si apprende, avrebbe acceso interrogativi anche su alcune situazioni legate a procedure gestionali correlate alla spiaggia libera.
La vera domanda, però, riguarda il futuro. Perché il mare è tornato ad essere balneabile, ma intorno a quella conquista non è ancora nato un progetto complessivo di città. Manca un piano traffico capace di sostenere i flussi estivi, non è stato sviluppato un programma organico di crescita economica legato alla nuova fruizione del litorale, restano insufficienti servizi, infrastrutture e parcheggi, mentre il turismo continua ad attendere una strategia che trasformi la risorsa mare in un motore stabile di sviluppo.
La balneabilità era il primo passo, non il traguardo finale. Restituire il mare ai cittadini significava anche immaginare una Castellammare diversa, capace di valorizzare il proprio waterfront e di costruire nuove opportunità economiche e occupazionali. Quel secondo tempo, però, deve ancora iniziare.
Oggi, nel secondo anniversario di quella storica ordinanza, resta una certezza: il mare non è più un problema, ma una possibilità. Toccherà a chi amministrerà la città raccogliere quell'eredità e completare un percorso che non si fermi alla sola conquista della balneabilità. Perché è proprio dal mare che passa una parte decisiva del futuro di Castellammare di Stabia.
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