A distanza di un anno ritorna il presidio degli operai ex Meridbulloni all’esterno dei cancelli della fabbrica di via De Gasperi. Un film già visto appena un anno fa, ma da allora nulla sembra essere cambiato nonostante la tanta acqua che è passata sotto i ponti. Dopo la decisione del gruppo Fontana di dismettere la fabbrica di Castellammare di Stabia, lo ricordiamo, un imprenditore del Nord Italia – Alessandro Vescovini - si fece avanti per assumere tutti gli operai che, di punto in bianco, si erano ritrovati senza un lavoro. Le passerelle dei politici, gli incontri, i progetti si susseguirono a ritmo frenetico e, in breve tempo, partorirono la soluzione: la nascita di una nuova società, la SBE Sud, che avrebbe assunto gli operai. Tutti a Monfalcone per un corso di aggiornamento sui macchinari da utilizzare, con stipendio e benefit. Nel frattempo si sarebbe realizzata una nuova fabbrica sul territorio campano dove far lavorare gli operai. Terminati i 12 mesi, molti di quei 55 operai che accettarono la proposta si ritrovano oggi di nuovo a manifestare la loro situazione. Si, perché della nuova fabbrica ancora non c’è traccia, ed i progetti della Sbe Sud sembrano essere cambiati. Il nuovo stabilimento, in seguito alle varie questioni che abbiamo raccontato nel corso dei mesi, sorgerà ad Acerra e sarà pronto in autunno. Dei 55 operai inizialmente facenti parte del progetto ed assunti dalla Sbe Sud, una decina sono stati definiti non idonei, si dice che non abbiamo assimilato bene l’uso dei macchinari e, per questo, non potranno continuare a far parte del progetto. Per gli altri, finiti i benefit, in attesa di poter mettere piede nella fabbrica di Acerra, si profila un impiego nelle fabbriche del nord. Un’ipotesi proposta anche dal Gruppo Fontana all’inizio, accettata da pochi, e che la maggior parte aveva rifiutato per continuare a vivere e lavorare sul territorio stabiese.
Con il nuovo presidio cercano di tenere accesi i riflettori sulla loro vertenza, e come hanno avuto modo di ribadire anche al sindaco Gaetano Cimmino, chiedono l’adozione di una clausola di salvaguardia che leghi il loro destino a quello della fabbrica di via De Gasperi. Chiedono che quell’area, nel redigendo PUC, non sia oggetto di speculazione e che mantenga il vincolo industriale. In pratica, che in quel posto si continui a creare e dare lavoro agli stabiesi, a coloro che per scelte industriali, sono stati gettati in un inferno da cui credevano di esserne usciti ma che, in questo nuovo anno, li ha ricatapultati in strada.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.