Una volta terminata la pausa estiva i consiglieri di maggioranza attenderanno al varco il primo cittadino stabiese. Procederà al rinnovo della sua giunta comunale oppure seguirà ancora la strategia da attendista? Intanto i dissidenti del Pd rimangono sulle loro posizioni e sfidano il partito rispondendo picche all'appello del commissario Carpentieri; attesa per il congresso cittadino (di settembre?).
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Il bilancio previsionale 2015 è stato messo in cascina dalla maggioranza del sindaco Nicola Cuomo ma dopo la pausa estiva saranno tempi duri all'interno del suo partito, il Pd. Un partito commissariato già da mesi ed attualmente diretto dal segretario provinciale Venanzio Carpentieri che non è riuscito a sanare i dissidi interni al partito. Ci sono ben quattro consiglieri comunali targati Pd a non aver votato il bilancio, un dato da affrontare prima o poi. Anche perché la spaccatura interna alla maggioranza che ha creato la fronda dei "dissidenti" - i consiglieri Iovino, Esposito, Russo, Ostrifate - ha dato non pochi grattacapi (non ultime le denunce sulla partecipata Sint e la privatizzazione delle Terme) al sindaco Cuomo che è stato soccorso da due membri dell'opposizione, Giuseppe Mercatelli e Umberto Pane, in occasione dell'approvazione del documento finanziario. Senza quattro consiglieri del Pd e senza il rappresentante del gruppo consiliare di Sel, Giuseppe Giovedi, a due anni dalle elezioni del 2013 la squadra che sostiene Cuomo ha un'altra faccia e non è più quella uscita dalle urne. Una maggioranza risicata (solo 12 consiglieri) e "strana", con l'innesto di due consiglieri del centrodestra, senza gli alleati delle elezioni (Sel e parte del Pd) e con una spina nel fianco chiamata Idv. Quest'ultima forza non si è mai sottratta alla votazione di provvedimenti importanti come il bilancio ma ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo. Dopo la pausa estiva saranno tutti lì ad attendere al varco Cuomo che è ha stabilito un record tutto suo: riuscire a far passare ben tre volte il bilancio con la sola promessa di un rimpasto di giunta. Roba da guinnes, da politici consumati. Infatti basta riavvolgere il nastro al dicembre 2014. Si presentò in aula senza i numeri per approvare il bilancio, si alzò e recitò quello che aveva tutti i tratti di un "de profundis" per la sua esperienza a palazzo Farnese. Poi le parole magiche: "procederò ad una riorganizzazione ponderata delle deleghe degli assessori". E così l'emergenza rientrò con il mister 900 voti Alessandro Zingone che scelse di "dare una chance" all'amministrazione votando si al bilancio. Stesso copione nello scorso mese di giugno: i malpancisti erano in tanti, ma alla fine il sindaco riuscì a spuntarla con 14 voti: complice l'appello del segretario regionale del Pd Tartaglione ai dissidenti e (addirittura) con il sostegno di Umberto Pane eletto consigliere comunale tra le fila del centrodestra. Una new entry in maggioranza che provocò l'ennesimo terremoto con la rimozione dall'incarico degli assessori Amato e Poziello, in quota Pd sponda Iovino, e l'addio dell'assessore Nicola Corrado. Così con la giunta monca il primo cittadino decise di mettere in campo un finto rimpasto di giunta: le deleghe degli assessori defenestrati e dimissionari vengono ridistribuite tra i "fedelissimi" rimasti al suo fianco ed un unico nuovo assessore, Pasquale Orlando con delega al Welfare. Tanto per rendere l'idea quest'ultimo si presentò in punta di piedi, come colui che doveva essere "di passaggio" ed invece è lì da sei mesi. Perché? Perché il sindaco attendista ha scelto ancora una volta una strategia da difensore puro e oltrepassare lo scoglio del bilancio 2015 sempre con la solita promessa. Et voilà, martedì a palazzo Farnese è andata in onda la stessa scena, con l'unico cambiamento rispetto ai precedenti: i dissidenti non hanno ceduto all'appello del commissario Carpentieri che ha proposto ai dissidenti di barattare il "si" al bilancio con la promesso del congresso cittadino a settembre. Ora il sindaco procederà al rimpasto o tirerà a campare con i vari mal di pancia e le guerre intestine alla maggioranza? E questo congresso si farà a settembre? Intanto nelle ultime ore il capogruppo del Pd, il giovane Michele Migliardi, ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito agli scontri tra i dem stabiesi cercando di allentare la tensione senza disdegnare frecciatine ai dissidenti. "La maggioranza è aperta al confronto, ma occorre volontà sincera degli interlocutori. Sono rammaricato che i cosiddetti "dissidenti" abbiano disatteso la posizione del Pd abbandonando l'aula consiliare facendo mancare il proprio voto al bilancio per la seconda volta. E' un atteggiamento che disorienta l'elettorato e crea una inutile confusione, per questo informeremo gli organismi provinciali e regionali del partito che hanno il compito di assumere delle decisioni in grado di salvaguardare la dignità della nostra comunità". Parole che fanno pensare alla richiesta di una "scomunica" per i dissidenti, anche se i primi a chiederla sono stati proprio loro quando la maggioranza del sindaco del Pd si è allargata ai membri del centrodestra. "Sono convinto che un congresso inteso come un'aggressiva guerra tra bande per appropriarsi del circolo stabiese non ha alcun senso e porterebbe solo a risultati deleteri per il Pd. A settembre ci confronteremo al nostro interno sperando in una ricomposizione partendo dal presupposto che il partito non può essere un'arma nelle mani di qualcuno per raggiungere ambizioni personali, bensì un luogo di discussione e proposta politica per la città". Chi vivrà vedrà.