Nel corso del confronto tra i candidati sindaco organizzato ieri sera dalla redazione di Stabia Channel, il dibattito si è animato in particolar modo sulla questione Terme. Ciascun aspirante primo cittadino ha illustrato le proposte atte a rilanciare il termalismo a Castellammare, ma i toni si sono accesi quando la discussione è sconfinata sulla ricostruzione delle tappe del fallimento delle Terme, eterno pomo della discordia tra le forze politiche locali. Ecco gli interventi dei quattro candidati in rigoroso ordine cronologico.
Pannullo: «Nella giornata di oggi ho effettuato una ricognizione nel complesso del Solaro per constatare i danni dell'ennesimo raid vandalico compiuto stanotte. I teppisti hanno rubato un ingente quantitativo di rame dopo aver divelto l'ingresso e distrutto i vetri per accedere alla struttura. Ho assistito ad un autentico scempio che mi rattrista profondamente. In merito alle prospettive future del termalismo in città, ritengo che debba essere salvaguardato l'asset immobiliare, ragion per cui sono contrario alla vendita dell'albergo, perché un imprenditore che decide di effettuare investimenti in questo settore deve avere a disposizione l'intero comparto. Per il resto, occorre mettersi all'opera per fornire due garanzie: l'assoluta tutela di tutti i lavoratori e la realizzazione di un solido piano industriale. L'indirizzo può essere sia terapeutico che finalizzato al benessere, in accordo con le esigenze del turismo di massa concentrato tra Pompei e la penisola sorrentina. In tal senso, la legge sul termalismo preannunciata da De Luca nel corso della sua visita a Castellammare ci aiuterà ad impostare un progetto solido e sostenibile. C'è tanto da fare, ma presto si creeranno le condizioni per essere ottimisti. Intanto paghiamo a caro prezzo la fallimentare gestione del centrodestra, che ha lasciato le Terme, il cui passivo fino ad allora era irrisorio, in regime di 2447, ossia in uno stato di insolvenza ormai irrimediabile. Due anni e mezzo davvero scellerati da cui è derivato il tracollo attuale».
Vozza: «La crisi del settore termale costituisce un problema nazionale, dato che persino a Chianciano sono stati eliminati i posti letto dinanzi alla necessità di tirare la cinghia. Il termalismo, sganciato dal sistema sanitario nazionale, ha subito contraccolpi molto seri. Durante la mia amministrazione, aprii una trattativa col governo per strutturare un piano di aiuti da fornire alle Terme. Ritengo indispensabile la riapertura completa delle Antiche Terme entro il 2017, altrimenti la città perderà convenzioni e clientela, oltre a mettere a rischio le concessioni delle acque minerali. Potremmo poi impostare un tavolo di confronto con Invitalia e privati per le Nuove Terme, la cui finalità deve essere quella di costruire un centro di riabilitazione all'avanguardia, ispirandosi al modello di Campolongo e Telese. Nella provincia di Napoli si tratterebbe di un unicum, ma anche in questo caso bisogna stringere i tempi, dato che diversi ospedali si stanno attrezzando in questa direzione. Avremo bisogno di residenze e alberghi, motivo per cui mettere all'asta l'hotel rappresenta un errore madornale. Il centro congressi, infine, può diventare un centro per produzione multimediale ed eventi teatrali. Per tutelare i livelli occupazionali, invece, occorre un'innovazione contrattuale che determini la riduzione del carico dei fissi per mettere in campo un processo finalizzato a garantire lavoro a tutti i termali. I periti del Tribunale hanno asserito che dal 2010 gli impegni atti ad evitare lo stato di insolvenza non sono stati più mantenuti. Per la gestione precedente, mi assumo le mie responsabilità, ma ritengo che il discorso andrebbe affrontato con serenità mettendo da parte ogni astio».
Amato: «La politica dovrebbe essere capace di interpretare la volontà di cambiamento. Quando il governo cittadino era rivolto altrove, il nostro Movimento 5 Stelle ha proposto la cooperativa dei termali, comprensiva di piano industriale e richiesta di partecipazione ai fondi. Ero tutto pronto, incluso il soggetto giuridico, ma è venuto a mancare soltanto l'affidamento dell'amministrazione ai legittimi proprietari, ossia i termali».
Cimmino: «Le Terme sono fallite perché è fallito il concordato. Mi fa piacere che chi supporta oggi il candidato di centrosinistra sostenga oggi la nostra ormai storica posizione. Abbiamo votato in consiglio la vendita dell'albergo solo se fosse coincisa col buon esito del concordato e nel frattempo una frase mi risuona costantemente nella testa: “Mio nonno ha aperto le Terme, io non le chiuderò”. Una promessa elettorale servita all'ultimo sindaco di centrosinistra per accattivarsi le simpatie dei termali e accumulare voti, ma disattesa alla prova dei fatti. Il nostro primo atto consisterà nel bloccare la svendita dell'albergo, un'operazione immobiliare suicida su un hotel periziato per 13 milioni di euro ed ora messo all'asta per 2 milioni e mezzo di euro, attraverso la quale il centrosinistra sta provando a tagliare il cordone ombelicale tra il complesso e i lavoratori. Il nostro obiettivo consiste nel creare un polo sanitario di eccellenza, salvaguardando le posizioni dei lavoratori. La precedente amministrazione ha illuso e poi tradito i termali. Gli stessi consiglieri che oggi sostengono il Pd hanno decretato il fallimento delle Terme. Mi chiedo dove fosse la filiera quando nel 2013 Forza Italia ha presentato un emendamento al bilancio della Regione Campania per reperire un milione di euro al fine di incentivare la riapertura delle Antiche Terme, proposta bocciata senza appello dal Pd campano».