«Forse quei cento passi non esistono più». È il titolo scelto da Nicola Corrado per la relazione presentata al seminario di studio «Contro la camorra, per la giustizia sociale», organizzato dal Partito Democratico stabiese e promosso dal commissario cittadino Arturo Scotto. Un intervento lungo e fortemente autocritico, nel quale il dirigente nazionale del Pd indica nella lotta alla criminalità organizzata il punto di partenza per la ricostruzione del partito e, più in generale, della politica cittadina.
La riflessione di Corrado arriva in una fase delicata per Castellammare, dopo il secondo scioglimento consecutivo del Consiglio comunale per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata. Proprio i due scioglimenti, sottolinea il dirigente dem, rappresentano «il dato politico» dal quale la classe politica stabiese deve necessariamente partire.
«Non possiamo rimuovere quello che è accaduto»
Corrado rivendica innanzitutto la necessità di un'analisi senza rimozioni del recente passato amministrativo. Secondo il dirigente dem, dopo il primo scioglimento dell'amministrazione Cimmino il centrosinistra non sarebbe stato in grado di affrontare fino in fondo le ragioni della crisi e avrebbe successivamente costruito una proposta elettorale inadeguata, caratterizzata da una coalizione composta da numerose liste civiche.
Ma è soprattutto sul secondo scioglimento che Corrado concentra le sue critiche. Nel suo intervento contesta quelle che definisce ricostruzioni «false e bugiarde» degli ultimi anni e respinge l'idea che lo scioglimento possa essere attribuito a una presunta iniziativa di una parte del Pd.
«Il Consiglio Comunale non è stato sciolto perché “la parte giustizialista, faziosa e rancorosa del PD” ha lavorato per raggiungere questo obiettivo», afferma Corrado. «Il Consiglio Comunale è stato sciolto perché la Camorra ha condizionato con i propri voti le ultime elezioni e perché sono emerse tantissime opacità nella gestione della macchina comunale».
Una posizione che si inserisce nel dibattito seguito al provvedimento di scioglimento e alle successive ricostruzioni sul condizionamento criminale del voto a Castellammare.
Il richiamo a Ruotolo e alla relazione della Dia
Nel corso della sua relazione Corrado torna quindi sulle analisi già portate avanti negli ultimi anni da Sandro Ruotolo e dall'Osservatorio stabiese contro la camorra. Richiama in particolare un intervento pronunciato da Ruotolo in Consiglio comunale nel luglio 2025 e le relazioni della Direzione Investigativa Antimafia sul territorio.
Nel passaggio riportato da Corrado, Ruotolo sosteneva la necessità che la politica non delegasse esclusivamente a magistratura e forze dell'ordine il contrasto alla criminalità organizzata, ma sviluppasse autonomamente capacità di analisi dei fenomeni criminali e dei loro rapporti con la politica, l'economia e il territorio.
Da qui la domanda che Corrado rilancia: quanto è cambiato il rapporto tra criminalità, consenso e politica nella città?
Il dirigente dem sostiene che la criminalità organizzata avrebbe modificato le proprie modalità di presenza sul territorio, passando da forme più riconoscibili di controllo a una presenza maggiormente frammentata e capace, secondo la sua analisi, di penetrare anche nei circuiti economici e politici.
«Non c'è solo la camorra: bisogna cambiare la politica»
Per Corrado, dunque, la lotta alla criminalità non può limitarsi all'azione repressiva. Il problema riguarda anche il funzionamento dei partiti e i meccanismi attraverso i quali viene selezionata la classe dirigente.
Nel mirino finiscono in particolare il proliferare delle liste civiche, il ricorso al consenso personale e quella che Corrado definisce «cultura del favore». Il dirigente Pd distingue però il normale contributo della società civile dal cosiddetto «civismo criminogeno», espressione con la quale indica le liste che, a suo giudizio, possono diventare strumenti di inquinamento del quadro politico.
Tra le proposte avanzate c'è anche quella di un accordo tra centrodestra e centrosinistra per isolare politicamente questo fenomeno. Un'ipotesi che Corrado collega alla necessità di ricostruire un sistema politico nel quale legalità, trasparenza e competenza tornino ad avere un peso centrale.
Una nuova classe dirigente
Il secondo grande capitolo della relazione riguarda la formazione della classe dirigente. Corrado propone la creazione di una scuola di alta formazione politica e amministrativa che metta insieme competenze tecniche, conoscenza delle istituzioni ed etica pubblica.
«La selezione della classe dirigente è fondamentalmente basata sulla fedeltà politica piuttosto che sulle competenze», sostiene, indicando nella meritocrazia e nella preparazione due criteri sui quali fondare il ricambio della politica locale.
Tra le altre proposte c'è una selezione più rigorosa dei candidati, la presentazione preventiva della squadra di governo e degli assessori e un «Patto Etico-Territoriale» tra politica, imprenditoria sana e società civile.
L'obiettivo, spiega Corrado, è evitare che le coalizioni vengano costruite soltanto a ridosso delle elezioni e che la formazione delle liste diventi un esercizio legato esclusivamente alla ricerca del consenso.
«La questione morale è anche uno strumento economico»
Nella parte finale del suo intervento Corrado lega direttamente legalità e sviluppo economico. Una classe dirigente «onesta e capace», sostiene, può creare condizioni favorevoli agli investimenti, all'occupazione e alla crescita del territorio.
«La questione morale non è un'astrazione, ma lo strumento economico più potente a nostra disposizione», scrive.
Per il dirigente nazionale dem, Castellammare ha davanti circa due anni per preparare una nuova stagione politica e amministrativa. Un periodo nel quale, secondo la sua impostazione, il Pd dovrebbe lavorare alla costruzione di una proposta alternativa senza attendere l'imminenza della prossima campagna elettorale.
«Noi quei voti non li vogliamo»
Il passaggio più duro e simbolico arriva però nelle battute conclusive, quando Corrado richiama il film «I cento passi» dedicato alla figura di Peppino Impastato e al rapporto tra la sua abitazione e quella del boss Tano Badalamenti.
«Forse oggi non esistono neanche più quei cento passi», scrive Corrado, sostenendo che il confine tra criminalità organizzata e comunità rischi di essersi progressivamente assottigliato attraverso fenomeni di assuefazione e accettazione sociale. Nel suo intervento ricorda anche un episodio di tesseramento al Pd che, secondo quanto riferisce, avrebbe portato tra gli iscritti esponenti della criminalità organizzata.
Da qui l'autocritica rivolta allo stesso Partito Democratico: «Che cosa è diventato il PD nel corso degli anni in Campania? Sicuramente non un argine contro la camorra».
E infine quello che Corrado indica come possibile incipit del futuro programma politico del Pd stabiese: un rifiuto esplicito di qualsiasi consenso proveniente dagli ambienti criminali.
«Noi quei voti non li vogliamo», è il messaggio conclusivo del dirigente dem, che chiede al partito di dichiararsi apertamente avversario di chi cerca di condizionare la politica attraverso il consenso criminale.
Un intervento che, al di là delle future scelte organizzative del Pd, segna dunque una presa di posizione netta sul percorso che Corrado ritiene necessario per la sinistra stabiese: autocritica sul passato, formazione della classe dirigente, selezione dei candidati, trasparenza e una linea dichiaratamente orientata al contrasto della criminalità organizzata. Il tutto partendo da una consapevolezza: per il dirigente dem, la ricostruzione politica di Castellammare non può prescindere dalla questione della legalità.
L'analisi di De Giorgio. «Pareggio giusto. Non possiamo sempre attendere uno schiaffo, soprattutto in casa dobbiamo osare di più»