Passa non con poche difficoltà la variazione di bilancio per il pagamento dell’ultima rata del mutuo (dal costo totale di 2 milioni) di Sint a Mps. 15 i voti favorevoli, quelli della maggioranza, con le opposizioni che hanno lasciato l'aula. Saldo che doveva arrivare il 30 settembre scorso ma il Comune è riuscito ad ottenere una proroga almeno fino al 30 novembre riuscendo ad approvare in aula il provvedimento ed evitare l’ipoteca. Quello che sembrava essere un fronte unito fra maggioranza e opposizione è venuto meno dopo le iniziative che la maggioranza vorrà intraprendere nell’immediato futuro.
Andrea Di Martino, infatti, attaccando la squadra di governo di «mancanza di progettualità» ha deciso di non votare il provvedimento ma soprattutto ha chiesto la convocazione di un nuovo consiglio comunale su Sint quando si avranno delle proposte concrete di rilancio. «Avevamo trovato un’intesa in conferenza di capigruppo per fare un percorso condiviso per quanto riguarda il termalismo. Io abbandono l’aula su questo provvedimento perché per me i patti vanno rispettati» ha spiegato il consigliere comunale Tonino Scala. «Abbiamo fatto chiarezza sul concordato in bianco: era da fare solo se fossero arrivate delle istanze di fallimento. A questo abbiamo aggiunto l’avviso pubblico per sondare la volontà del mercato. Dobbiamo dare 45 giorni all’operatore interessato per poter partecipare» ha puntualizzato Cimmino.
La variazione di bilancio comunque è stata approvata dalla maggioranza che, compatta e senza tentennamenti, ha dato parere positivo. Il pagamento infatti era fondamentale per programmare il futuro di Sint che sembra sempre più complicato. Dopo una prima discussione incentrata proprio sulla partecipata comunale che detiene il patrimonio delle Terme di Stabia, i consiglieri sono stati chiamati alla votazione sulla variazione bilancio alla quale ha lavorato l’assessore Stefania Amato. Dure le critiche della minoranza alla maggioranza Cimmino in un consiglio comunale che è stata particolarmente infuocato. Diverse le interruzioni, una delle quali pochi minuti dopo l’inizio per una riunione di capigruppo, anche a causa delle proteste di alcuni lavoratori termali che chiedevano garanzie sul futuro della società.
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