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Castellammare - Consiglio comunale fiume, il veleno è nella coda. Iovino: «Ho querelato Andrea Di Martino»

I momenti clou del consiglio comunale riguardano esclusivamente le battute finali con le dimissioni di Salvatore Vozza e l'intervento di Francesco Iovino. Disputa sullo streaming, Cimmino e Amato contestano le linee programmatiche. Resta in maggioranza Tina Donnarumma.

tempo di lettura: 6 min
di Mauro De Riso
26/10/2017 11:46:03
Castellammare - Consiglio comunale fiume, il veleno è nella coda. Iovino: «Ho querelato Andrea Di Martino»

In cauda venenum. Il consiglio comunale fiume andato in scena ieri nell'aula consiliare “Falcone e Borsellino” ha vissuto i suoi momenti più intensi soltanto dopo tre ore di discussione in cui, tra la disputa sull'opportunità di effettuare o meno la diretta streaming, prima annunciata e poi ricusata dalla maggioranza, e la pausa di riflessione su un emendamento in merito alla Commissione Pari Opportunità, il tempo scorre tra una serie di votazioni sul bilancio consolidato e sui debiti fuori bilancio in cui per evidenti motivi non si assiste ad alcun colpo di scena. Tocca poi al sindaco procedere alla lettura delle linee programmatiche, oltre 30 pagine nel corso delle quali l'ascolto e l'attenzione dei presenti in aula crolla ai minimi termini, e al chiarimento sulla risoluzione della crisi politica, ridotta alla lettura del mero elenco delle deleghe degli assessori in giunta. Fin troppo riduttivo per un consiglio comunale atteso da tre mesi, trascinatosi per ore in attesa dei due principali motivi di interesse della serata: le dimissioni di Salvatore Vozza e la replica di Francesco Iovino alle accuse che l'ex vicesindaco Andrea Di Martino aveva mosso nei suoi confronti circa un mese fa. E proprio Iovino si è reso protagonista del “veleno nella coda”, annunciando la pressoché scontata querela nei confronti di Di Martino, inoltrata lo scorso 21 ottobre, e motivando l'uscita di scena dell'ex vice di Pannullo con la divergenza di vedute sul destino della Sint, per la quale tutto il PD, eccetto lui, puntava alla salvaguardia. E dopo le parole di Iovino, sono soltanto baci e abbracci, il più simbolico indubbiamente quello tra Vozza e Pannullo, con quest'ultimo pronto a riconoscere all'ex sindaco di essere cresciuto sotto la sua egida di maestro della politica.

Ma andiamo per ordine: la diretta streaming, dopo aver monpolizzato l'ultima conferenza capigruppo, è la protagonista della prima ora del consiglio comunale, a cui non partecipa il solo Antonio Marino, tra l'altro una delle figure più discusse dell'assise. Il presidente Eduardo Melisse, sulla scorta del parere dell'avvocato Cancelmo, ritiene che sia necessaria una gara per affidarla, ma Vincenzo Ungaro e Alessandro Zingone fanno notare la contraddizione rispetto alla posizione assunta appena una settimana fa, quando fu sponsorizzata la diretta del consiglio comunale pur sapendo dei divieti imposti dal regolamento. Il secondo step è il voto sul bilancio consolidato, approvato con 14 sì, 5 astenuti (Gaetano Cimmino, Antonio Cimmino, Vincenzo Ungaro, Vincenzo Amato e Mara Murino), 2 assenti (Ciro Cascone e Tina Somma) e 2 no (Salvatore Vozza e Alessandro Zingone), questi ultimi motivati con la mancanza dell'atto ricognitivo su Sint, a loro dire indispensabile per l'approvazione. Desta curiosità il sì di Tina Donnarumma, che ha accantonato per ora le tensioni delle scorse settimane e ha deciso di restare nella maggioranza.

Sulla Commissione Pari Opportunità si opta per il rinvio del voto al prossimo consiglio comunale, in quanto non è stato ancora approvato un emendamento determinante per l'approvazione, dopodiché tocca al sindaco monopolizzare l'attenzione (per modo di dire) con oltre 30 pagine di linee programmatiche e la lettura delle deleghe degli assessori. Piccata la replica di Gaetano Cimmino e Vincenzo Amato: «Un anno fa abbiamo ascoltato il sindaco lasciarsi andare ad una serie di promesse con date a corredo - hanno spiegato -. Oggi sembra di ascoltare le stesse promesse, dato che le precedenti non hanno trovato riscontro nei fatti».

Tocca poi a Salvatore Vozza prendere la parola quando ormai sono le 20.30 e il silenzio in aula accompagna la lettera con cui il consigliere comunale del gruppo Per Castellammare annuncia le sue dimissioni. «I problemi della nostra città li conosciamo tutti, sappiamo che hanno, in alcuni casi, radici antiche - ha sottolineato Vozza -. Nascono da percorsi complessi causati anche da scelte nazionali, regionali (per Fincantieri, Terme, fiume Sarno ad esempio è così), insieme però con errori commessi da noi, anche da chi come me ha avuto l’onore di fare il sindaco. E nascono però anche da una visione della politica e da un modo di costruire le coalizioni, che punta a mettere assieme tutto il possibile pur di vincere, in un’ottica in cui si finisce per considerare il programma di governo e gli obiettivi da raggiungere aspetti secondari. Anche a causa di tutto ciò la città ha vissuto e ancora rischia di vivere una fase non breve d’instabilità. Quando le opposizioni hanno avanzato proposte, idee, la cosa che più ha fatto rumore non è stata l’asprezza dei toni alti dello scontro, bensì, il più delle volte, quelli bassi dovuti al silenzio e all’assenza. È prevalsa una sorta di regia rigida tesa ogni volta a rimarcare distanze e la convinzione che le proposte buone e da approvare non potessero che provenire dalla maggioranza». Vozza ha poi rivolto gli auguri a Michele Starace, suo successore in consiglio comunale, e ha salutato il sindaco «per la responsabilità che porta sulle spalle, e anche per i rapporti di amicizia che abbiamo costruito nel periodo in cui siamo stati all’opposizione nel 2010». Un applauso scrosciante ha accompagnato la conclusione del suo intervento, poi è toccato a Giovanni Nastelli esporre in assise la questione Fincantieri, con la richiesta accorata dell'intervento del Governo e della Regione per restituire rilevanza ad un cantiere troppo spesso messo in disparte rispetto agli altri cantieri navali italiani. Nastelli ha chiesto un sostegno bipartisan per far fronte ad un problema che affonda le radici in diversi anni di gestione rivedibile, chiedendo di passare al contrattacco dopo anni di difesa ad oltranza.

È arrivato, poi, il turno del capogruppo de PD Francesco Iovino, che ha replicato alle accuse di Andrea Di Martino: «Sono stato in silenzio e ho rispettato la volontà del sindaco e della maggioranza che mi chiedevano senso di responsabilità - ha sottolineato Iovino -. Il 21 ottobre ho depositato la querela nei confronti dell’ex vicesindaco. Ci sono state diversità di vedute su Sint che provengono da lontano. Una cosa è certa: la volontà chiara netta e precisa del PD di non volere la messa in liquidazione della partecipata comunale. Auspico una discussione ampia per decidere le sorti delle Terme. Sono stato accusato, comunque, di aver effettuato ingerenze nei confronti del sindaco sulla questione delle assunzioni: mi dispiace per Di Martino ma io sono un consigliere, non faccio atti. Le ingerenze piuttosto sono arrivate da Roma, per far sì che Di Martino non uscisse dalla giunta. Ci dispiace ma la volontà del PD era univoca su Sint e non potevamo andare avanti insieme». Un riferimento anche a Tina Somma: «Se poi si fa riferimento all’invito del vicesindaco ad una convention nazionale - ha proseguito Iovino -, si pensi piuttosto che in Campania Libera c'è un consigliere comunale un esponente eletto con Cimmino, che noi non abbiamo voluto né ieri né oggi».

Chiusura smielata, infine, con i consiglieri comunali e il sindaco che hanno rivolto a Salvatore Vozza un saluto caloroso, in primis il sindaco, che ha abbracciato il suo ex mentore politico, con cui di recente le strade si sono divise. Gli equilibri in consiglio sono inevitabilmente mutati e le tensioni del mese scorso sembrano aver lasciato il posto ad una pax la cui durata è ancora tutta da verificare.

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