«Non ha avuto neppure la dignità di prendere la parola in consiglio comunale e spiegare le ragioni che lo hanno spinto a votare in favore dell'approvazione del bilancio. Antonio Marino si è comportato da vigliacco e non conosce neppure il significato della parola “politica” perché è legato soltanto alla poltrona». Non si è fatta attendere la replica di Gaetano Cimmino, consigliere comunale del gruppo Prima Stabia e leader del centrodestra stabiese, alle dichiarazioni di Antonio Marino, consigliere comunale del Gruppo Misto.
«Quando sono passato dal PD al centrodestra - ricorda Cimmino - non esitai a motivare la mia decisione e sono stato sempre premiato dagli elettori, per rispetto dei quali ho adottato una politica coerente ai programmi. Marino, invece, non avverte neanche l'obbligo morale di giustificare la sua migrazione nel centrosinistra non solo al suo elettorato, ma anche a Massimo De Angelis, creatore della lista “Uniti per Stabia” con cui è stato eletto, e a tutti i candidati della lista, dato che ogni singolo voto è stato fondamentale per garantirgli un seggio in consiglio comunale.
E pensare che durante la campagna elettorale, Marino aveva sottoscritto un programma comune sposando il nostro progetto e ponendosi in aperta contestazione col centrosinistra. Avevamo già percepito che stesse meditando il transito nel PD, bloccato in attesa del responso del Tar in merito al ricorso presentato da Emanuele D'Apice. Evidentemente, consapevole di rischiare il posto a novembre, ha alzato la posta e si è venduto al centrosinistra, sposando la causa di Nastelli. Cosa lo avrà indotto a cambiare così repentinamente la sua visione di coalizione? Nel calcio, si sa, i trasferimenti da una squadra all'altra si verificano generalmente in virtù di un aumento d'ingaggio. Sarei curioso, invece, di capire in politica cosa spinge questa gente a cambiare casacca e a tradire il proprio elettorato».
Cimmino incalza e riserva a Marino ulteriori stoccate. «Entrato in consiglio comunale per un colpo di fortuna dopo tante scoppole e bocciature - sottolinea Cimmino -, è lui il vero simbolo del fallimento della politica. Sin dall'inizio ha rivelato la sua inaffidabilità e non è riuscito a fornire alcun contributo alla causa. Considerando che in consiglio comunale si è limitato a proferire i monosillabi “sì” e “no”, vien da chiedersi chi gli abbia scritto il testo con cui ha provato a screditarmi. Non è mai stato in grado di prendere la parola neanche una volta in assise e dovrebbe vergognarsi di sostenere una figura che fa l'assessore solo per non andare a lavorare fuori città».
In difesa di Cimmino interviene anche Vincenzo Ungaro, capogruppo di Prima Stabia, con cui Marino ha condiviso la prima parte del suo percorso in consiglio comunale. «Non consento a nessuno di sminuire il candidato sindaco del centrodestra alle ultime elezioni - tuona Ungaro -. Cimmino è arrivato secondo nelle preferenze, costringendo il PD al ballottaggio e riducendo la forbice nel testa a testa a soli 3mila voti. Il nostro candidato sindaco ha aggregato l'elettorato di centrodestra ancor più della coalizione stessa. E Marino non ha avuto neanche il coraggio di spiegare pubblicamente in consiglio comunale i motivi del suo voto favorevole al bilancio. Il sentore del suo voltafaccia si avvertiva già in occasione della sua candidatura al Consiglio della Città Metropolitana a sostegno di De Magistris, una mossa che gli fruttò soltanto una pessima figura dato che ha raccolto una manciata di preferenze. Si vergogni del maldestro tentativo di giustificare il suo tradimento scaricando su altri responsabilità che non hanno alcun fondamento».