PD ectoplasma nella Città delle Acque. Sono passati ormai 10 mesi dallo sfratto del Partito Democratico stabiese dalla storica sede di Corso Vittorio Emanuele e ad oggi anche le reazioni sconvolte degli esponenti dem più nostalgici sembrano finite nel dimenticatoio. Una scuola di politica svanita dinanzi alle beghe fra le correnti di un partito sempre più frammentato al suo interno e ormai lontano dagli ideali che avevano caratterizzato il periodo più florido della vita politica di una città che dal dopoguerra fino all'inizio del nuovo millennio costituiva uno dei capisaldi della sinistra in Italia, al punto da essere ribattezzata la Stalingrado del Sud. Dalla fine tormentata dell'esperienza amministrativa di Nicola Cuomo, conclusa ad opera del suo stesso partito, passando attraverso la scelta del nuovo candidato sindaco, che ha inasprito le tensioni tra le correnti, il PD vive oggi una fase di totale stasi politica e il dialogo ha lasciato il posto ai giochi di potere, i cui burattinai risiedono a Boscoreale, a qualche chilometro di distanza da Castellammare. Appare dunque deprimente evidenziare che la cultura politica stabiese si sia letteralmente svenduta dinanzi alla ragion di stato, perdendo quell'identità che la aveva resa uno dei poli più fervidi nella lotta in difesa del popolo e delle realtà lavorative del territorio. L'assemblea cittadina, propugnata con veemenza un anno fa per restituire un'identità condivisa al partito, slitta almeno a novembre, dato che la priorità è stata data al congresso provinciale del 21 ottobre. Ma intanto anche i più appassionati sostenitori della necessità di celebrare il congresso in tempi brevi si sono arresi o hanno deciso di scendere a patti con i “potenti”, rinviando ulteriormente la rinascita di un partito ormai boccheggiante, sempre più lontano dal popolo e travolto dai personalismi.