La rinascita del Centro Antico racchiusa in un progetto accantonato senza ragione. Accade anche questo a Castellammare di Stabia, dove dai cassetti dell'archivio di Palazzo Farnese spunta uno studio del gruppo di lavoro del Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell'Università Federico II di Napoli, con cui l'Ente comunale aveva stipulato una convenzione nel 2008.
Un approfondimento dettagliato che esprime al meglio le opportunità di sviluppo socioeconomico derivanti dalla riqualificazione del Centro Antico per tutto il territorio stabiese e le zone limitrofe, in virtù della sua posizione che lo rende l’elemento ideale di collegamento tra il mare ed il territorio collinare. La relazione scientifica reca la firma dell'équipe diretta dai responsabili Pasquale Persico e Gaetano Manfredi e include anche la definizione del livello di rischio e la mappa del grado di vulnerabilità statica degli edifici, con lo scopo di stabilire una zonizzazione delle diverse aree degradate, ottenuta tramite un'apposita banca dati, facilmente consultabile, aggiornabile ed accessibile a tutti i tecnici interessati.
Un'opera scrupolosa e ricca di spunti interessanti, soprattutto se si considera la sua rispondenza ad un'attualità che non lascia dormire sonni tranquilli al Centro Antico, i cui residenti vivono costantemente nel terrore a causa del rischio sismico e del dissesto idrogeologico, quest'ultimo aggravato dagli incendi che hanno devastato ettari di vegetazione, freno ideale per eventuali frane derivanti dalle piogge torrenziali dell'inverno. Ma la relazione, risalente all'amministrazione Vozza, includeva anche una gamma di scelte progettuali per eventuali interventi di ripristino sulle aree degradate in funzione del livello di rischio.
E in quest'ottica si innestava il progetto che includeva, tra le altre cose, l'opportunità di realizzare una passeggiata dal porto commerciale alla banchina di sottoflutto, il recupero dei percorsi storici collinari (via Visanola, via Cannavale, via Sciuscella al Cognulo) e la riqualificazione urbana dell'area di sedime degli edifici crollati, opere che furono inserite nel PIU Europa ma che sono rimaste soltanto su carta a causa dell'accantonamento della bozza progettuale da parte delle successive tre amministrazioni comunali che si sono susseguite a Palazzo Farnese.
E così sono finiti nel dimenticatoio tutti i buoni propositi legati alla possibilità di mettere in atto interventi per il risanamento di un patrimonio edilizio pubblico e privato in uno stato di abbandono e degrado, opere infrastrutturali volte al ridisegno delle “piazze” e dei “larghi” esistenti ed al rifacimento di alcuni tratti di assi viari e dei relativi sottoservizi e delle caratteristiche “calate”, l'incentivazione alla categoria imprenditoriale e alle attività commerciali ed artigianali tipiche presenti nel centro storico, stimoli per la nascita di operatori capaci di gestire, in particolar modo sotto l’aspetto promozionale e del marketing, i beni che si intendono valorizzare per potenziare l’attrazione turistica.
Il Centro Antico oggi versa in condizioni persino peggiori rispetto a dieci anni fa e nulla è stato fatto nel frattempo per avviare un iter di riqualificazione del vecchio cuore pulsante della città, su cui incombono minacce latenti che potrebbero persino tramutarsi in tragedie.
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