Caso Consip, le opposizioni in consiglio comunale chiedono le dimissioni dell’assessore Scafarto. Nonostante il sindaco Gaetano Cimmino ne abbia preso le difese e sottolineato che “Scafarto non si tocca”, ormai la posizione del capitano del Noe è in bilico.
I partiti e le civiche di minoranza (PD - Uniti per Stabia - Movimento 5 Stelle - Stabia Hub – Liberi e Uguali) hanno sottolineato come «il caso Consip ed il sussiego giudiziario che coinvolge l’assessore alla legalità Gianpaolo Scafarto non può che trovare un epilogo naturale, le sue dimissioni».
L’assessore alla legalità e all’ambiente è a rischio processo dopo la pronuncia della Procura di Roma che ha chiuso le indagini chiedendo l’archiviazione per Tiziano Renzi, padre del leader del Pd e ex premier Matteo. Per Scafarto l’accusa è di depistaggio e rivelazione del segreto d’ufficio. Ma non solo. Come abbiamo riportato oggi in anteprima, la stessa famiglia Renzi si è detta pronta a costituirsi parte civile nell’eventuale processo a carico di Scafarto e degli altri coinvolti nella vicenda.
«Evitiamo le liturgie dei garantisti a giorni alterni e delle frasi di circostanza del tipo “abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura” – incalzano le opposizioni - , il tema che abbiamo di fronte è di natura politico. Scafarto viene investito di un ruolo nella sua città dal Sindaco Cimmino che è essenzialmente di garante della legalità e della trasparenza. Ebbene i reiterati provvedimenti che in sede giudiziaria l’hanno investito ed i reati per i quali è indagato ne suggeriscono la immediata destituzione dall’incarico per manifesta incompatibilità con le motivazioni per le quali l’incarico medesimo gli è stato attribuito. La difesa del Sindaco è così inconsistente quanto scialba. Cosa significherebbe che i reati per i quali sarebbe indagato Scafarto nulla hanno a che a fare con azione amministrativa. Sono reati, punto. Scafarto si difenda nelle sedi opportune, ci auguriamo che possa essere in grado di dimostrare la sua estraneità ai fatti, ma per chi è Assessore alla Legalità quelle vicende sono un'onta che non può essere elusa con giochi di parole. Si dimetta e dimostri la sua innocenza nell'interesse suo e della città! È l’unica cosa che gli resta fare. Sarebbe un gesto di buon senso» hanno concluso.
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