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Castellammare - Caso Cirio, LEU chiede l'intervento del consiglio comunale

Pronta la mozione a disposizione di maggioranza e opposizione, Scala rilancia: «L'episodio non può essere circoscritto alla sola competenza della magistratura».

tempo di lettura: 2 min
di Francesco De Sio
09/03/2019 16:10:05
Castellammare - Caso Cirio, LEU chiede l'intervento del consiglio comunale

Il primo ad esporsi in maniera ufficiale sull'accaduto è stato Tonino Scala: «Anche l'Assise deve intervenire, non possiamo delegare tutto alla magistratura come spesso accade - ha affermato l'esponente consiliare di Liberi e Uguali. La politica faccia la propria parte». Il tema in questione è ovviamente quello del prolungamento delle indagini della Procura di Torre Annunziata sul rilascio al permesso a costruire sull'area Cirio di Castellammare, nell'ambito dell'attuazione del Piano Casa.

In questo ore Liberi e Uguali, tramite il proprio capogruppo on consiglio comunale, ha redatto una mozione da presentare a palazzo Farnese, mettendola a disposizione di maggioranza e opposizione. Nel documento si sottolinea ovviamente la necessità di avviare, parallelamente agli accertamenti di tipo giuridici della magistratura, anche una verifica interna sulla determina di conclusione del procedimento e accoglimento del permesso di costruire del 2016.

Nella fattispecie delle richieste, LeU richiede «chiarimenti sulle ragioni che resero possibile la nomina del commissario ad acta». Inoltre, «gli interventi del Piano Casa, pur potendo derogare alle norme del Prg (piano regolatore), sembrano andare anche in variante al piano stesso. Una tale valutazione, non condivisibile, avrebbe portato a considerare superabile il vincolo di conformità, imposto prima dell'entrata in vigore della legge sul piano casa, e pertanto far considerare immobile dismesso una struttura ricadente in zona F».

A non convincere del tutto sono anche le mancate valutazioni circa quanto previsto per l'esclusione di applicabilità della norma per gli immobili collocati nelle aree di inedificabilità e nelle aree sottoposte a vincoli imposti a difesa delle coste marine, lacuali e fluviali.

«Il nostro strumento urbanistico - prosegue la mozione - è stato adeguato al Put secondo tale parametro e, quindi, una disapplicazione comporterebbe un ricalcolo degli standard per il riequilibrio territoriale. Quelli previsti dal DM 1444/68 (18 mq per abitante) costituiscono standard minimi e nulla avrebbe vietato al nostro Comune di poterli aumentare in funzione delle esigenze della città».

La richiesta rivolta al sindaco Cimmino e alla sua giunta, nel pieno rispetto del lavoro dei pm, sarebbe quella di predisporre in tempi rapidissimi, a tutela dell'Ente e ai fini di eventuali revoche in autotutela di atti adottati in contrasto con la normativa vigente, l'assunzione di un atto ricognitivo ed esplicativo, che faccia chiarezza sugli aspetti in precedenza evidenziati e sull’insieme delle procedure attivate per effetto dell’applicazione del Piano Casa sul territorio comunale.

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